In manette Di Marzo, ex presidente della Sirio

Pianeta Volley
By Pianeta Volley giugno 22, 2010 16:51

In manette Di Marzo, ex presidente della Sirio

Di Marzo Vincenzo

Vincenzo Di Marzo

Nel Far west dell’evasione fiscale spuntano anche i ‘4 dell’Ave Maria’ come amavano definire se stessi – secondo le intercettazioni della Guardia di Finanza di Firenze – i fratelli Vincenzo e Pierangelo Silvestrini, titolari della Infatecno, e i loro soci Vincenzo Di Marzo e Gianfranco Lozzi. Con loro, arrestate altre otto persone. Nel mirino delle Fiamme Gialle una super-evasione da 166 milioni di euro. I quattro sono finiti in carcere con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale e all’appropriazione indebita. Come molti sanno, Di Marzo era colui che divenne presidente per un periodo brevissimo della Sirio Perugia nell’estate 2008 per poi sparire misteriosamente dalla circolazione. Alla presentazione ufficiale della squadra disse: “Il fardello è pesante ma voglio tranquillizzare i tifosi, continueremo a vincere”. E tutti sanno poi che cosa è successo. In questa inchiesta agivano con l’ausilio degli altri otto arrestati accusati, invece, di riciclaggio poiché incaricati di ‘ripulire’ il denaro mediante società-fantasma fatte sparire via via nel giro di pochi anni. Il sistema scoperto dalla Gdf s’articolava su tre livelli: al vertice il colosso che si aggiudicava lavori a livello nazionale nel settore delle pulizie e nei servizi alle imprese, sia nel pubblico che nel privato; nel mezzo c’erano società-filtro che poi subappaltavano i lavori a società operanti in varie regioni italiane (terzo livello), intestate a prestanome, spesso anziani o extracomunitari: secondo gli inquirenti erano quest’ultime società, di base nell’organizzazione, a compiere materialmente l’evasione fiscale emettendo false fatturazioni e non versando nulla al fisco e agli enti previdenziali. Dopo una breve attività queste società sparivano. A questo punto i riciclatori ‘spicciolavano’ (questo il termine udito nelle intercettazioni telefoniche, ndr) il denaro che tornava, pulito, ai sedicenti ‘4 dell’Ave Maria’. Alcuni indagati si sono avvalsi anche dello scudo fiscale per far rientrare in Italia somme depositate in banche svizzere. I militari hanno sequestrato immobili ed auto di lusso (persino due Ferrari), oltre a conti correnti e quote societarie per un valore di oltre 40 mln di euro. Due anni di indagini, fatte con riscontri documentali e pedinamenti, ma anche molte e lunghe intercettazioni. Rispondendo ai giornalisti, il procuratore aggiunto di Firenze Giuseppe Soresina, ha detto rispetto al disegno di legge sulle intercettazioni in discussione in Parlamento che ”in 75 giorni di indagini sarebbero certamente venute fuori delle cose di questa inchiesta ma la completezza delle indagini raggiunta non sarebbe stata sicuramente possibile”.

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