Serie C femminile, un commento alla stagione

Pianeta Volley
By Pianeta Volley giugno 15, 2010 10:48

Serie C femminile, un commento alla stagione

Pallone

Pallone

Che il San Feliciano abbia vinto questo campionato è la giusta conclusione. In effetti non lo si è mai visto vacillare, se non, tanto per voler dire, in semifinale con Umbertide. Ma quella non poteva essere una fermata imprevista. Le ragazze dell’Itat, di un ottimo coach Violini, hanno provato a frapporsi fra la compagine lacustre e la finale, quasi riuscendoci, fino al terzo set di gara due. Sì che c’entra, forse le umbertidesi mancano d’esperienza, hanno avuto un’annata tribolata piena di sfortuna, ma quella è un’altra storia… il dato di fatto è che questo San Feliciano è riemerso di nuovo, questo è quanto. Quando una squadra è destinata a vincere, fatta per vincere, quello che c’ha d’avere avrà. E non parlo di buona sorte, di un occhio di riguardo con favoritismi arbitrali (figli di chissà quali sudditanze), ma della forza di andarsi a prendere quello che, quasi per inciso, spetta a loro di diritto, ovvero la vittoria. Schiacciato il fantasma Umbertide, perentorio tre a zero in gara tre, è così che rialzano il capo le grandi, la finale è stata archiviata come una semplice proforma. Un duplice tre a uno, senza far esprimere alle eugubine il loro gioco, quello che ha permesso loro di chiudere al secondo posto la regular season e raggiungere la finale sconfiggendo un ottimo Ponte Valleceppi. Ditemi o no se non è una prova di forza. Giocano bene le ragazze di Luca Ziino, difendono e sanno attaccare. Bravissima Catalucci che ha ribadito quello che di buono si dice di lei, centrali brave a mettere giù la palla ma pure a difendere, Gigliarelli e Galiotto, ottima la regia di Andrea Sacco nonostante un problema alla mano e tutti possiamo immaginare quello che vuol dire, efficaci Chiara Sacco e Moretti (iellata per l’infortunio in questi play off che l’ha fatta un poco mettere da parte), forse una delle mosse di Ziino che hanno anche permesso d’aver ragione sull’Itat, facendo giocare opposto Zeppoloni (padri e sponsor permettendo… si abbia almeno il buongusto di tacerle certe cose dato che non ci sono intercettazioni e forse mai ce ne saranno, ma questo esula dallo sport e dalla pallavolo), che comunque resta un’ottima giocatrice, bravissima capitan Zeppoloni, d’altronde sarebbe sorprendente il contrario, brave anche le baby ricordate nel diktat di uno striscione appeso alla palestra di San Feliciano (credo un bellissimo palcoscenico per una B2, sconsigliabile agli agorafobici, capiente e con un’ottima vista da belvedere). Per tutto questo, applaudo, alla meritata vittoria. Ineccepibile. Applaudo io, come tutti gli addetti ai lavori e non, che hanno visto questa squadra giocare, perché in effetti è la squadra più forte. Una squadra che sa vincere e convincere. La squadra campione. E a chi vince, si è fieri di stringere la mano, anche da sconfitti, perché più brave, come ci insegna il saluto sottorete di fine gara, perché hanno dato modo a qualcuno di imparare, perché hanno emozionato e vorrebbe chiunque essere al posto loro, per essere come loro. Questo piace alle ragazzine di ogni minivolley che assistono a qualsivoglia partita, questo piace a chi onora la pallavolo coi sacrifici e la dedizione, questo piace a chi crede nella bellezza più pura del gesto, questo piace anche a chi arriva secondo o retrocede, questo piace a chi non è ipocrita e non si nasconde facendo finta di nulla, questo piace a chi dice i miei avversari sono stai più bravi perché sono più bravi, questo piacere dovrebbe essere un piacere per chi di tutto questo è stato encomiato. Perché per saper vincere bisogna saper capire tutte queste cose. Che sì, non toglieranno fotogrammi d’impresa sportiva ad ogni partita disputata, neppure la gioia dei sostenitori, i sorrisi di genitori, fidanzati, parenti ed amici. Ma travisare le regole del rispetto, ingannare l’anima più  intima della sportività e di questo gioco, trasformare la gioia in eccesso di sbruffoneria, sono macchie che infangano il profilo lucido di un successo. La possiamo chiamare vittoria, con la ‘V’ maiuscola, raffigurabile con una Nike di Samotracia, le parole di una vicepresidente che imprimono a lettere nell’etere la dizione “faccia di m…” alle sconfitte, un capitano di valore e di esperienza che, dopo una semifinale più dura del previsto, per festeggiare il passaggio del turno invece di concedersi alle compagne si cimenta nel gesto amaro e di poca classe di mandare a quel paese la avversarie che si sono battute con onore, i canti di gioia che diventano insulti durante i festeggiamenti e che diventano immortali negli eventi da social forum nei giorni a seguire, a sancire una ormai inutile e superflua superiorità, che potrebbe chissà perfino un giorno diventare ariana… Ma allora chi è  stato il vero vincitore di questo campionato? Di certo un Trasimeno che deve lottarsi, nella vera finale dell’anno, la sua permanenza in serie C, dopo essere stato vittima di subdole coincidenze negli anticipi del sabato (come è possibile giocare un’ultima giornata così spezzettata?), di certo le ragazze di Foligno che già retrocesse vincono tre a due con un’Umbertide in ricorsa, di certo le parole e gli abbracci delle giocatrici a consolare il pianto di una compagna infortunata, di certo gli occhi lucidi di qualche allenatore o giocatrice per il rimpianto di non essere arrivati fin li visto che in diversi quest’anno avrebbero potuto avere quell’onore, di certo chi si impegna gratis per un sogno senza accorgersi d’avere una falange fratturata e suda e lotta, di certo chi ogni anno ci riprova anche con i suoi strumenti ormai logori, di certo chi signorilmente da sconfitto stringe la mano al vincitore e sorride. Beh, di questo magnifico anno di pallavolo voglio ricordarmi questo, aver infine capito come tutti possiamo essere capaci a vincere. Grazie di tutto ad ognuno di voi, fino al prossimo anno.
(lettera firmata Filippo Mariotti)

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