Simona Gioli, lavoro e sacrificio è la ricetta di successo

Pianeta Volley
By Pianeta Volley Settembre 14, 2010 02:24

Simona Gioli, lavoro e sacrificio è la ricetta di successo

Barbolini-Gioli

il c.t. Massimo Barbolini e Simona Gioli festeggiano il successo della nazionale italiana femminile agli Europei 2009

Una doppia missione attende le azzurre dei volley, le veterane, quelle che hanno recentemente messo in bacheca fior di trofei, due Europei e una Grand Champions Cup, cioè la mini Coppa del Mondo. E’ una missione particolare che apre le porte verso il Mondiale e le Olimpiadi 2012. L’Italia di Massimo Barbolini punta al ritorno sul gradino più alto del podio iridato, ma anche e soprattutto la costruzione di un futuro degno del presente o ancor meglio se sarà possibile. Divise in due gruppi, le giovani che hanno tutto da imparare e le veterane che hanno usufruito di un periodo più lungo di vacanze. “Perché l’usura di tanta attività negli anni si sente, abbiamo faticato e non poco, quasi senza fermarci, è innegabile” dice la 33enne Simona Gioli. Per lei e per le pluridecorate compagne la stagione si è aperta con il Grand Prix. E al fianco delle veterane vincenti ci sono alcune giovani promosse agli onori della prima squadra. Simona, detta Terminator (ma anche Mamma Fast), è italiana da esportazione, ha aperto una strada con una grande e difficile sfida andando a giocare in Russia. E ritorna in azzurro, dalla Russia con furore o meglio amore. “Perché mi sono calata in una realtà portando e vivendo la mia cultura, la nostra vite, diversa e profonda. Impari a comportarti da… straniera, da sola, ad adattarti e a portare a casa il meglio di quel che si vive. Un grande sacrificio di cui ero consapevole: ho lasciato a casa un figlio ed un compagno che è un grande papà, l’ho fatto per la famiglia e perché a 33 anni so di avere poche occasioni per vivere una simile esperienza. E’ stata una decisione presa per me e per la mia famiglia. Anche se mi si strappa il cuore quando sono lontana”. Così tornare in Italia al raduno della nazionale. “E’ come un primo giorno di scuola, c’è un lungo periodo di lontananza, un anno da raccontare, si ritrovano le amiche con cui hai condiviso cose fantastiche, gioie e amarezze”. E ci sono nuove compagne… “Già, giovani di qualità. Hanno talento, ma devono crescere. Il nostro è un grande gruppo, ricco in prospettiva, ma il talento non basta. Dobbiamo cercare di trasmettere il senso del sacrificio: dietro a una medaglia che ti metti al collo ci sono fatiche, rinunce, ma anche la gioia di lavorare, la capacità di soffrire, la determinazione per non mollare mai. Dobbiamo cercare di trasmettere questa mentalità, far capire alle più giovani che il nostro gruppo ha vinto attraverso la cultura di questi valori”. Il sogno di Simona Gioli è di chiudere in bellezza, consapevole che è giunto il momento. “E’ brutto vedere in campo gente che ha voglia ma non ha più le caratteristiche per giocare a un certo livello. Spero di rendermene conte, quando arriverà quel momento e di chiudere un attimo prima per dedicarmi ad un ruolo minore o a qualcosa d’altro”.
(fonte Tuttosport)

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