Luca Sartoretti gioca d’anticipo a Città di Castello

Pianeta Volley
By Pianeta Volley ottobre 26, 2011 13:10

Luca Sartoretti gioca d’anticipo a Città di Castello

Sartoretti Luca (rete)

Luca Sartoretti

Non solo figlio d’arte, ma anche precoce. Età: 15 anni e 11 mesi, Luca Sartoretti ha debuttato domenica in serie A2 con la maglia della Gherardi Svi Città di Castello ed il numero 8 che il presidente Arveno Ioan gli ha riservato. La stessa maglia che aveva il papà Andrea quando esordì, 17enne, con lo stesso club, nel 1989. Il giorno dopo di Luca è un pomeriggio trascorso chino su libri e quaderni a quadretti: dal campo alla matematica, sicuramente più difficile. Luca è quel che si dice un ragazzo tranquillo, non tutti i professori sanno che gioca a pallavolo e lui è abituato a tenere per sé le emozioni. Quando domenica è stato mandato in campo, il cuore ha iniziato a battere più in fretta: «Non mi aspettavo sinceramente di esordire. E’ stata una sorpresa anche far parte della squadra di A2, credevo che avrei fatto una stagione nella under 18». Più che le gambe, hanno tremato le mani. «Sì, un po’ sì. Infatti ho sbagliato la battuta ma tirando forte e diritto perché bisognava forzare. Non potevo mica fare brutta figura tirando sotto la rete». Non ci sarebbe bisogno di dirlo, ma anche Luca è mancino come papà, però il palasport di Città di Castello adesso è grande e non è costretto a battere con la piroetta che s’inventò Andrea nell’angusto impianto che c’era 24 anni fa. Luca aveva iniziato giocando a basket, poi quando babbo andò a Modena, passò al volley, perché gli piaceva tanto. Appassionato di calcio, tifa Milan e assicura di non avvertire troppo il peso del cognome che porta sulla maglia. I genitori hanno voluto che si iscrivesse al Liceo Classico, un modo rigoroso per fissare la priorità dello studio sulle insidie di una carriera sportiva, sicuramente sognata ma tutta da definire. «Bisogna volare basso» ripete mamma Emanuela. «La pallavolo finora è stata un divertimento, mi piace fin da quando ero un bambino – assicura Luca – Certo, ora che sto con la squadra, pian piano la voglia di giocare cresce». Fa tanti sacrifici tra studio e palestra, giusto il sabato sera fuori con gli amici, il calcio davanti alla tv, qualche film d’azione e commedie viste sul pc. E’ la gioia anche dei nonni, che sono passati da un figlio pallavolista ad un nipote che potrebbe proseguire la tradizione di famiglia. Sottrarlo alle delusioni di aspettative troppo onerose è la principale preoccupazione dei genitori. Papà Andrea ha quasi paura a parlare di futuro: «Cerchiamo di non stargli troppo addosso. Di far capire l’importanza dello studio perchè non è semplice la carriera del pallavolista. Ci vogliono tante componenti, la bravura, situazioni favorevoli. Luca per la sua età è bravo e batte già meglio di me. Ma da qui a diventare un giocatore…La cosa importante è che si diverta, ad allenarsi ed a giocare». Poi racconta emozionato: «Ci sono tifosi che videro me e ora guardandolo dicono che mi somiglia tanto, che si muove come me».
(fonte Corriere dello Sport)

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