Il week-end memorabile di Giacomo Cherubini

Pianeta Volley
By Pianeta Volley Febbraio 2, 2012 18:07

Il week-end memorabile di Giacomo Cherubini

Cherubini Giacomo

Giacomo Cherubini

In un periodo nel quale lo sport, soprattutto quello giovanile, attraversa una crisi profonda, l’esordio in serie A2 di un diciassettenne è una notizia davvero in controtendenza. E’ Giacomo Cherubini ad essere il protagonista di questa storia, atleta della Gherardi Svi Città di Castello che tiene a precisare con un pizzico d’orgoglio: «In realtà l’esordio era stato la scorsa stagione». In effetti il 3 aprile 2011 il regista tifernate era stato protagonista nel match contro Pineto, ma in questa stagione è il suo debutto. Un ingresso in campo che ha una identica matrice, gli infortuni del palleggiatore titolare della prima squadra, allora Orduna oggi Visentin nonché del vice Marini. Ecco perché il giocatore biancorosso in un certo senso si aspettava la convocazione stavolta. «La convocazione è arrivata lunedì 16 gennaio per l’esattezza, sapevo dell’infortunio occorso il giorno prima a Marco (Visentin, ndr) e a dir la verità un po’ me l’ero immaginato, quando ho visto sul display del cellulare il nome del team manager Valdemaro Gustinelli non ho avuto più dubbi che si trattasse della serie A. Mi ha detto dell’infortunio alla caviglia di Visentin e che perciò sarei stato convocato per i quarti di coppa Italia, il derby con Perugia. Martedì mi sono allenato con la squadra maggiore e mi è stata spiegata la situazione, mi è stato detto che molto probabilmente, oltre alla coppa, sarei andato pure per la trasferta a Genova e forse avrei proseguito anche in seguito». Ma una convocazione non comporta necessariamente l’ingresso in campo, solitamente è una forma di tutela per la squadra, casomai dovesse succedere qualche imprevisto, oppure è un cambio tattico. «Contro Perugia e contro Genova sinceramente non pensavo di poter entrare, ci speravo, ma sapevo che erano due partite difficili e che ci sarebbe stato poco spazio. L’ultima gara in casa contro Atripalda, invece, avevo come un presagio… qualcosa mi diceva che quella domenica sarei entrato anche perché negli spogliatoi prima della partita, Andrea (il coach Radici, ndr) mi ha detto: “Quella battuta che provavi questa mattina, va bene, per un cambio in battuta, vai tranquillo con quella” e invece…». Invece per Giacomo arriva il momento di entrare, ma non per un semplice cambio al servizio. Sul finire del secondo set Gustinelli prima e Radici poi lo chiamano. «Ho dato un’occhiata ed  ho visto che a servizio c’era Noda Blanco, e già mi sembrava strano. Poi, quando ho visto che la paletta per il cambio aveva il numero5 mi sono girato verso Valdemaro e gli ho detto “Valde, ma…” e lui mi ha risposto “Sì, sì” in quel momento ho realizzato che sarei entrato come palleggiatore. La tensione era tanta, anche perché la squadra era avanti 21-17, ma non si sa mai. Appena sono entrato in campo, mi sono tranquillizzato tutti i miei compagni sono venuti li ad incoraggiarmi ed è stata davvero una bella mano». Marini aveva appena accusato un problema che lo metterà fuori uso poco dopo. «Non mi ero accorto, è per questo che ero stupito quando ero sulla linea dei tre metri per fare il cambio. Ero contento anche se, non posso nasconderlo, la tensione era così alta da farmi tremare le gambe. D’altra parte con un pubblico così caldo e con tutta quella gente a bordo campo, ci tenevo a fare bella figura. Appena sono entrato, è stato inevitabile dirigere lo sguardo verso la curva, mi è venuto subito di guardarla anche perché li ci sono gli amici e c’è anche Giada, la mia ragazza. Poi, quando ho preso posizione in campo mi sono concentrato solo sulla partita». E in quel set la squadra del presidente Arveno Ioan vince, un motivo di soddisfazione in più. La partita poi si archivia con una sconfitta, ma Cherubini rimane a fare gli allenamenti con la prima squadra, anche se il suo apporto non manca nelle partite della serie C maschile, formazione giovane della società tifernate che sabato ha colto la sua prima vittoria stagionale. «Da Gubbio siamo riusciti a portare a casa i primi due punti della stagione, nell’ultima giornata del girone d’andata sapevamo di dover vincere perché chiudere con un solo set all’attivo non era accettabile. Il primo set è stato combattuto punto a punto ma alla fine i padroni di casa si sono imposti. La seconda frazione è iniziata male e così siamo andati sotto due set a zero ed è stata veramente dura. Nel terzo parziale c’è stato drastico un cambiamento da parte nostra, abbiamo giocato bene nel finale ed abbiamo preso coraggio, così il quarto è cominciato bene ed abbiamo mantenuto lo stesso ritmo sino in fondo. Al tie-break però eravamo sotto 6-1 ed abbiamo compiuto un recupero prodigioso impattando sul 6-6. Una carica in più ce l’ha data l’allenatore Brighigna, di solito molto calmo in panchina, che durante un time-out ci ha urlato “Andiamo a vincere questa partita”… ed è stato semplicemente stupendo. E’ stato un duello tiratissimo che ci ha sfiancato fisicamente. La palla match sul 16-17 tutti si aspettavano che avrei servito Sartoretti, ma lui aveva schiacciato già sessanta palloni e in quel momento mi pareva giù, ho deciso allora di servire Nulli che con un mani fuori ha chiuso la partita». Rompere finalmente il ghiaccio è stata una grande gioia per i ragazzi di Città di Castello. «Nel pulmino, durante il ritorno, si respirava un’aria diversa con la consapevolezza di aver giocato una bella partita e con un’ottica che ora è cambiata. Sappiamo che in questo girone di ritorno, dobbiamo dare tutto e conquistare la salvezza. Speriamo che questa vittoria sia la svolta della nostra stagione». Essere una delle tre squadre giovani della massima categoria regionale significa avere una rivalità speciale proprio contro le formazioni che rappresentano il vivaio di San Giustino e Perugia, gli altri due club umbri che militano nella serie A. «Il nostro capitano è il più ‘vecchio’ ed ha 22 anni, è normale che ci sia una certa rivalità e che ci teniamo a far meglio di loro, ovviamente per fare ciò serve il nostro  continuo progresso, anche perché loro sono squadre ‘green’ e non retrocedono, fare meglio di loro è quindi d’obbligo».

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