Arianna Cicogna: «Finalmente posso giocare»

Pianeta Volley
By Pianeta Volley Settembre 4, 2014 07:00
Cicogna Arianna

Arianna Cicogna

“L’incubo è finito”, con queste poche parole Arianna Cicogna sintetizzava lo scorso 29 agosto sulla sua pagina di Facebook ciò che da lungo tempo aveva sperato, poter tornare in campo e giocare a pallavolo. La sua storia era balzata agli onori delle cronache nella scorsa stagione, quella che lei avrebbe voluto giocare in una società sportiva diversa da quella da cui proveniva, ma che gli è stata negata. Una serie di decisioni in ambito di giustizia sportiva che dapprima l’hanno svincolata accogliendo il ricorso avanzato in suo favore, poi bloccata per ribaltamento della sentenza. La conseguenza di tutto ciò è che una ragazza di 16 anni è rimasta ferma per una stagione, una pugnalata al cuore per chi come lei è innamorata della pallavolo. Ma ora in fondo al suo tunnel è tornata la luce e parlare di questa vicenda è una liberazione. «Quando un anno fa mi dissero che non mi avrebbero lasciato il trasferimento provai rabbia, ma ancor di più stupore, perché già da diverso tempo avevo manifestato il mio disagio e le mie intenzioni di cambiare aria. Non riuscivo a capire il motivo di tanto accanimento nel momento in cui la mia famiglia, non trovando soluzioni consensuali, aveva richiesto il cartellino definitivo». Le trattative non portano a nessun accordo ed allora la famiglia della giovane pallavolista tenta la soluzione legale che porta dopo un periodo travagliato allo svincolo. Arianna torna in campo nello scorso mese di dicembre. «Avevo una gran voglia di giocare dato che avevo visto tutte le altre ragazze riprendere l’attività sportiva ed io ero invece bloccata da quattro mesi e potevo solo guardarle. È scontato dire che ero molto contenta, anche a causa del’affetto che avevo ricevuto in quel momento da parte di tanta gente, anche sconosciuta». Ma poi arriva il ricorso del vecchio club che ribalta la sentenza ed il cielo torna a scurirsi. «Temevo che lo svincolo non sarebbe stato accettato dal club con cui avevo giocato l’anno precedente, ma non immaginavo che il ricorso mi avrebbe riportato al punto di partenza, ossia guardare le altre giocare». La sua storia comincia a circolare in molte testate sportive e diventa di grande attualità. «Sono rimasta molto colpita dalla solidarietà ricevuta, anche se questo non mi ha riportato in campo. È normale che, per chi come me ha dato tutto per questo sport, stare fermi otto mesi sia frustrante e doloroso. Non ho potuto nemmeno giocare a beach volley in ambito federale ed ho perso l’ultimo anno di under 16 a cui tenevo particolarmente, anno e finali che nessuno mi potrà mai restituire». Dodici mesi sono trascorsi dall’inizio dei fatti e quando pochi giorni fa, il 29 agosto appunto, la transazione tra la sua famiglia ed il club riesce a trovare un punto d’incontro, torna la luce. «Ho provato un senso di liberazione e di gioia ma non di vittoria, perché in questa mia vicenda non ha vinto proprio nessuno… ma almeno posso tornare sul parquet a fare quello che più mi piace e al quale in passato ho dedicato tutto il mio tempo libero».

Cicolari-Cicogna

Greta Cicolari ed Arianna Cicogna

Tutta questa storia, come si può ben capire, ha avuto delle ripercussioni di vario genere. «Ci sono state sia note dolenti che note molto positive, perché a causa di questa vicenda ho perso rapporti di amicizia con persone a me molto care, allo stesso tempo ho trovato tanta gente, amici e non, che mi ha sostenuto trasmettendomi affetto, forza e solidarietà. Io e la mia famiglia siamo stati contattati da tantissime persone, anche sconosciute, da tutta Italia; altri genitori, altre giocatrici e giocatori, appassionati di volley, giornalisti, procuratori, allenatori, dirigenti sportivi. C’è anche qualche aneddoto curioso, sono stata infatti contattata anche da Greta Cicolari, ex giocatrice azzurra di beach volley, e ho così avuto modo di conoscerla e di passare una giornata con lei sui campi di sabbia di Civitanova Marche, un’esperienza bellissima. Una delle cose brutte che mi porterò dietro di questa storia è che ci sono state anche accuse anonime sui social network che mi hanno ferito molto, forse perché chi scriveva certe cose non aveva ben compreso il disagio da me provato e che mi aveva spinto a chiedere un’esperienza altrove». Al termine di questa amara parentesi della sua vita sportiva, Arianna non dimentica di ringraziare chi si è dimostrato solidale con lei. «La società sportiva di Marsciano, perché in questo anno mi hanno sostenuto, oltre ogni aspettativa, atlete, allenatori, dirigenti, genitori in maniera incondizionata e se vogliamo anche inaspettata. La Gecom Perugia, in particolare il coach Fabio Bovari, perché in questo ultimo mese oltre ad essersi interessato a me, lo ha fatto con un rispetto ed una disponibilità unica, anche nel momento in cui ho fatto una scelta diversa da quella che avrebbe preferito. Tutte le mie amiche, pallavoliste e non, perché nei momenti di sconforto e ce ne sono stati tanti, hanno cercato in tutti i modi di rincuorarmi. La società Pallacanestro Perugia, che ha cercato di ‘sottrarmi’ al mondo del volley, dandomi l’opportunità di partecipare ad alcuni loro allenamenti estivi, veramente divertenti e dove ho conosciuto tanta gente nuova. Sarebbe stata un’alternativa alla pallavolo, se le cose fossero finite diversamente… Nicola Napolione, l’avvocato che mi ha seguita. Si è dimostrato una persona di gran sensibilità e ha fatto propria questa vicenda, diventando un amico mio e della mia famiglia. Tanta gente che mi è stata vicina, anche solo con un messaggio, un post o un ‘mi piace’ sui social network. Ora spero solo che questa diventi un’esperienza da archiviare, niente di più».

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