A Cannara si affrontano i problemi legati a sport e giovani

Andrea Sacco
By Andrea Sacco Febbraio 3, 2016 14:00
convegno Don Bosco Cannara gennaio 2016

un momento del convegno ‘Doping, droga e adolescenza. Cosa fare?’

Il tema era ‘Doping, droga e adolescenza. Cosa fare?’ Medici, sportivi, amministratori, magistrati a confronto per dibattere un argomento, sempre di stretta attualità, che interessa giovani, genitori, sportivi, associazioni. A coordinare e moderare l’incontro, sul palco del Teatro Thesorieri di Cannara, Luciano Perrone, presidente della locale Polisportiva intitolata a don Bosco. Dopo il saluto del sindaco Avv. Gareggia e la disponibilità dell’amministrazione comunale a seguire con interesse l’attività della Polisportiva, non solo quando si parla di sport agonistico, ma anche quando organizza simili eventi Perrone ha presentato un atleta rappresentativo: Simone Buti, pallavolista, capitano della Sir Perugia e della nazionale. Una testimonianza della sua carriera, dell’attività sportiva in genere e sul doping, una trappola in cui cade chi vuole essere al vertice della propria specialità saltando i sacrifici che ogni attività sportiva richiede. «La famiglia è importante –  ha aggiunto – perché deve essere un faro che  guida il percorso dei figli impegnati nello sport. I miei genitori mi hanno sempre seguito e mi sono stati vicini in ogni momento». Giovanni Boni, medico sportivo, dopo aver proiettato un film con testimonianze toccanti di atleti e di ex atleti sui danni di droghe e doping al fisico, ha presentato due giovani usciti dal tunnel della droga grazie a una comunità di recupero. Entrambi hanno parlato di una ritrovata libertà dopo aver abbandonato l’uso di sostanze per cui hanno conosciuto il carcere. Un percorso difficile, lungo per ritornare a vedere il cielo, la natura, le persone, le città con lo sguardo libero dall’appannamento della droga. Interessante l’intervento del dottor Paolo Abbritti, sostituto procuratore presso la procura di Perugia, che ha esaminato il problema con l’occhio e l’esperienza della giustizia portando testimonianze dirette su persone immerse nella droga. Al ‘cosa fare?’ si è aggiunta un’altra domanda dalla platea: ‘chi lo deve fare?’ Una domanda retorica perché le varie testimonianze degli ospiti e dei due ragazzi  che hanno riconquistato la libertà avevano già risposto: in primo luogo la presenza e l’attenzione dei genitori , della famiglia, della scuola, delle società sportive, delle associazioni; il controllo delle amicizie, il rifiuto di avvicinarsi all’assunzione di sostanze stupefacenti, anche solo ‘per prova’ o per non essere da meno dell’amico. «È sufficiente una ‘prova’ per entrare nel tunnel della droga, da cui non si può uscire a comando e subito, ma dopo un cammino duro, lungo e faticoso in apposite comunità di recupero». Ha detto in conclusione Elisabetta Galletti, assessore all’Istruzione e ai servizi sociali del comune di Cannara, aggiungendo di: “informare, partecipare, ascoltare, comunicare, fare rete,  segnalare, senza che si sia tacciati di spia, ogni movimento poco chiaro, ogni atteggiamento equivoco vicino alla scuola, per strada, in discoteca, negli ambienti sportivi: segnalare a chi?: ai genitori, ai professori, alle forze dell’ordine, alle associazioni. In platea molti giovani, atleti della Polisportiva don Bosco di Cannara e di altre associazioni, insegnanti, genitori, dirigenti sportivi, il comandante della stazione carabinieri di Cannara, suor Adele Brugnoni vice presidente PSG, agenti di Pubblica Sicurezza e Amministratori comunali.
(fonte Don Bosco Cannara)

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Andrea Sacco
By Andrea Sacco Febbraio 3, 2016 14:00