A Perugia cresce la Sirmania, parola ai tifosi

Pianeta Volley
By Pianeta Volley aprile 16, 2016 14:40
Sir Safety Conad Perugia (Sirmaniaci)

la squadra della Sir Safety Conad Perugia e la tifoseria dei Sirmaniaci (foto Michele Benda)

Hanno preso ogni singolo giocatore e fatto un video per invitare gli sportivi ad andare in trasferta per tifare la Sir Safety Conad Perugia e poi lo hanno pubblicato su facebook, tramite la pagina del social network che è la voce ufficiale del gruppo, loro sono i Sirmaniaci, i supporter che in ogni trasferta, in Italia e in Europa, non fanno mai mancare il loro apporto. In casa poi danno il meglio di loro, trasformando il Pala-Evangelisti in un teatro degno di eventi di altissimo livello. Sono parte dello spettacolo e lo spettacolo sono anche loro. Ormai è universalmente riconosciuto che si tratti di appassionati corretti, educati ed entusiasti, che magari non disdegnano lo sfottò, ma che si guardano bene dall’offendere gli avversari, cosa che per la verità, e per fortuna, accade poco frequentemente nei palazzetti della pallavolo. Erano circa cinquecento in gara-uno di semifinale a colorare lo spicchio dell’impianto di Civitanova Marche, favoriti dall’appuntamento disputato al sabato, ma per la prossima trasferta non vogliono essere di meno, pur se l’appuntamento sarà di giovedì. Giunti a questo punto della stagione è interessante sapere cosa comporta essere un membro del gruppo e cosa pensano della propria squadra, ecco il parere di alcuni dei tanti protagonisti:
Romeo Maggi: «La mia curva è una seconda casa, mi piace arrivare presto e respirare l’atmosfera sapendo che faremo di tutto per incendiarla. Ne vado molto fiero e assolutamente non credo ci siano curve belle così nel volley anche se ammetto che mi piacciono le coreografie dei trentini, modenesi e molfettesi. Sulla squadra non mi esprimo, non sono un allenatore, il mio ruolo e mantenere la curva rovente, posso dire però che fino adesso sono molto felice ed entusiasta per come stanno giocando. Ora pensiamo a invadere Civitanova Marche e mi raccomando, indossate una maglia bianca»
Sabrina Morini: «Siamo orgogliosi di quello che siamo diventati, abbiamo creato un gruppo, una tifoseria di cui siamo fieri, dotata di grande spirito di appartenenza, corretta, rispettosa, una unica forte entità coesa e di grande partecipazione, di gran lunga i tifosi più presenti in trasferta, i numeri sono da capogiro per il volley, sempre presenti in massa a sostenere la nostra squadra e, anche in casa non siamo secondi a nessuno, per cui francamente nulla da invidiare a nessuno, noi siamo i Sirmaniaci. Essere sempre presenti in trasferta, anche in viaggi estremamente difficili, specie quelli infrasettimanali, implica un grande spirito di sacrificio, infatti la mattina successiva presenta un conto salato, servono motivazioni forti e noi le abbiamo. La squadra ci sta dando le grandi soddisfazioni che ci aspettavamo, è costruita con campioni, dopo un inizio stentato, dovuto ai tanti cambiamenti e agli altrettanto numerosi infortuni, ha preso coscienza di sé, dei propri mezzi, noi tifosi della curva abbiamo il dovere di crederci fino a che non cade l’ultima palla a terra, noi non siamo spettatori, per noi è finita quando è finita, a Verona sul 6-3 al tie-break per i padroni di casa noi facevamo un tifo infernale. Perugia sa che può scrivere la storia, tutti i detrattori dovranno ricredersi, l’arma in più possiamo essere noi Sirmaniaci».
Angela Palano: «Essere un Sirmaniaco sicuramente é qualcosa che ti riempie di orgoglio, è sempre presente in noi un senso di appartenenza, é qualcosa che ti scorre nelle vene, é fiducia nella squadra, nella società e nel gruppo dei Sirmaniaci. É divertimento, disponibilità, risate, lacrime, incazzature, tempo, sonno perso, idee, viaggi, ma soprattutto é esserci e crederci anche quando gli altri ci credono poco o non ci credono più. Insomma é anche sofferenza… come ogni bella storia d’amore e, se avessi la possibilità di scegliere, sceglierei nuovamente questa storia, perché comunque alle altre tifoserie non invidio nulla. E poi le storie d’amore finiscono sempre bene, prima o poi. Possiamo e dobbiamo sicuramente migliorare come tifoseria, osserviamo gli altri ed assorbiamo, come delle spugne. Noi Sirmaniaci ci siamo sempre stati, abbiamo sempre sperato di giocarcela, certo, bisogna ammettere che un po’ di sorpresa c’è stata in queste ultime gare. La cosa bella é vedere negli occhi dei giocatori che finalmente ci credono, credono nelle loro possibilità, come noi ci abbiamo creduto fin da subito. L’arma in più credo sia proprio il fatto di aver vissuto un anno complicato, di aver perso partite importanti imparando a rialzare la testa, di aver imparato a combattere con le unghie e con i denti, senza mai avere la strada spianata».
Giorgia Formica: «Far parte del gruppo è un sogno realizzato. Da piccola sognavo di andare a vedere il grande volley, quello che si vedeva in tv, quello dei campioni. Poi un giorno per scherzo entro al palazzetto ed è nato l’amore. Perugia è stata quella che mi ha appassionato di più. Ancora ricordo, ci saranno state oltre 5’000 persone al palasport quel giorno e tutti che seguivano la curva che esaltava ogni punto, che non mollava mai. Sono tornata a casa e continuavo a cantare “o, o-o, o-o, o-o-o-o, fino alla fine forza Perugia”. Poi il sogno è diventato realtà, uno dei membri mi ha contattato e spiegato quali erano le modalità per far parte dei Sirmaniaci. Non vedevo l’ora, ora finalmente ero anche io una di loro. Noi siamo, noi esistiamo, lottiamo, soffriamo, per un unico obiettivo, per un unico sogno. I sacrifici ci sono, ho un marito che segue lo sport ma non concepisce che io possa partire e seguire la squadra, è anche un lavoro, cerco di far innamorare i miei figli per poterli potare tutte le volte. Credo che non siamo noi ad invidiare gli altri, anzi, non dobbiamo invidiare nulla a nessuno. Quello che ogni volta costruiamo è sempre nostro, senza copiare, non ne abbiamo bisogno. Essere Sirmaniaca è meraviglioso! L’arma di Perugia per cominciare, la squadra, l’unica cosa. Dimostrano ogni giorno di più che non sono secondi a nessuno ma sicuramente il cambio coach gli infortuni hanno destabilizzato molto a livello psicologico. Lo dimostrava il fatto che variano da momenti da super eroi a essere quelli della partitella della parrocchia. I risultati sono strabilianti ma bisogna stare con i piedi per terra, stiamo giocando contro le squadre più forti del campionato quelle che sono sempre state ostiche da battere. Viviamo il momento abbracciando la felicità e andiamo avanti».
Diego Forasiepi: «Sono molto orgoglioso di far parte dei Sirmaniaci, una tifoseria che ho visto nascere e crescere in maniera incredibile in questi tre anni. I sacrifici, quando si fanno le cose con passione e attaccamento, non esistono. Essere uno del gruppo  comporta il rispettare le regole di comportamento che la curva si è data, tifo sano, sempre a favore della propria squadra e rispettando l’avversario. Alle altre tifoserie in questo momento, senza peccare di presunzione, non invidio proprio niente, sia come partecipazione ma sopratutto come comportamento. Fino a poche settimane fa si parlava di stagione fallimentare, di squadra senza carattere e di aver reso molto meno di quello che avrebbe potuto. A distanza di poco i commenti sono opposti, e la partita di mercoledì scorso è ritenuta la più bella giocata in questi tre anni. Per questo la curva non ha mai smesso di sostenere la squadra, anche nei momenti difficili, proprio perché credeva nel potenziale che adesso è finalmente esploso. L’arma in più di Perugia? La fame di vittoria e il sostegno del proprio pubblico».
Tommaso Bigozzi: «Un Sirmaniaco è quella persona che non si stanca mai di seguire la propria squadra, nel bene e nel male tifa sempre. In trasferta non manca mai. Si alza la mattina presto per poi tornare a notte fonda, sapendo già che dovrà andare a lavorare o studiare il giorno dopo con poche ore di sonno. Da Monza a Molfetta è sempre presente (e anche in Europa). È colui che non molla mai, è quello del “fino alla fine”. Ovunque va porta con sé gioia, felicità, passione per i colori della squadra che gli appartiene. Lotta, tifa. Il Sirmaniaco non ha invidia verso le altre tifoserie, perché sono le altre ad invidiare lui. Per quanto riguarda l’andamento della squadra, non credevo fosse così tre mesi fa, o meglio non si vedeva il gruppo, l’unione tra tutti i giocatori. Fondamentale per sport come la pallavolo. Ultimamente questo, ci porta a vincere partite mai vinte in campionato. L’arma in più è sicuramente il pubblico. Seguiamo la squadra fino in capo al mondo non in 20-30 persone ma arriviamo fino a 500, ricordando gara-uno di Civitanova Marche una settimana fa e 600 persone l’anno scorso per gara-tre a Trento, che non è proprio dietro l’angolo. Per non parlare in casa, palazzetto strapieno con tribune e gradinate infuocate più che mai. Mai visto. Che spettacolo! Sinergia tra giocatori e pubblico… una miscela esplosiva».
Silvia Galli: «Far parte della famiglia dei Sirmaniaci è un grande onore, oltre che un immenso piacere. Con molti tifosi si sono create belle amicizie e ci si frequenta fuori dal palazzetto, oltre che collaborare per la buona riuscita delle coreografie. Ciò comporta grandi sacrifici per chi studia, lavora e magari ha anche la famiglia da gestire… ma si ha un grande ritorno di energia ed affetto anche dai compagni della curva. Sinceramente non penso di aver nulla da invidiare ad altre tifoserie, in senso assoluto. Il nostro supporto alla squadra è meraviglioso e di complimenti a riguardo ne riceviamo sempre… inoltre il clima che si respira in curva è di grande allegria ed affiatamento. Cosa non scontata quando si mettono insieme centinaia di persone anche molto diverse tra di loro. Fino a qualche mese fa la nostra squadra ha avuto prestazioni altalenanti. Ciò non ha mai intaccato lo spirito con cui io e molti altri membri dei Sirmaniaci abbiamo supportato la squadra ed i singoli giocatori. Qualcuno ha espresso delusione per alcuni traguardi sfiorati e non raggiunti. Ma lo zoccolo duro della tifoseria è sempre rimasto compatto e fiducioso in merito alle potenzialità della squadra. Ci aspettavamo una reazione che finalmente è arrivata. Adesso è inutile sottolineare che l’umore è al massimo. Sicuramente non abbiamo un asso nella manica nascosto… la nostra arma in più sarà la grinta e la voglia di arrivare fino alla fine. Si è ritrovato un buon spirito di squadra e sono diminuiti gli errori grossolani che in alcune occasioni precedenti avevano condizionato negativamente l’esito delle partite. Noi ci metteremo del nostro per spingere i ragazzi sempre più in là».
Emanuela Magi: «Essere  un Sirmaniaco è motivo di grande orgoglio perché significa far parte di un gruppo compatto che ha un comune intento sostenere la propria squadra senza mai offendere gli avversari. E spesso questo si traduce in ore e ore di viaggio, è capitato di rientrare il mattino alle ore 6 ed andare alle ore 7 al lavoro, come se niente fosse, ma con la gioia nel cuore per una vittoria conquistata o con l’amarezza per aver subito una sconfitta al tie-break. Ma la cosa più bella è che siamo tutti accomunati da un’unica passione: Perugia. Per lei superiamo qualsiasi ostacolo, qualsiasi barriera e ci sentiamo membri di un’unica grande famiglia. La Sir rappresenta un divertimento, un piacere che è bello condividere con gli altri membri del gruppo. Fino a qualche tempo fa non osavamo sperare di arrivare dove siamo ora. La squadra è cresciuta e secondo me ha preso coscienza delle sue potenzialità. Il punto di forza è sicuramente la totale lucidità del nostro palleggiatore, che contando su un’ottima ricezione, sa alimentare cinque diverse bocche da fuoco con analoghe possibilità di successo».
Tiziano Benedetti: «I Sirmaniaci per me non sono un gruppo di tifosi ma soprattutto un gruppo di amici che condividono una passione onesti sinceri. Sono davvero orgoglioso di farne parte soprattutto perché grazie a questo gruppo di persone riesco a rivivere grandi emozioni che credevo di non poter riprovare dopo il fallimento della Sirio. Nella mia attuale situazione l’impegno per motivi famigliare si è dovuto ridurre ma credo che sacrifici che si fanno sono tanti ma il solo stare insieme, scherzare e tifare, ripartire tutti. Ad essere sincero non invidio nulla alle altre tifoserie credo che in pochissimo tempo siamo diventati il top assoluto ora sta a noi essere bravi a rimanerci. La squadra fino a poco tempo fa mi innervosire credevo tantissimo  in lei è spesso rimanevo deluso soprattutto per il fatto che a volte ci regalavano partite spettacolari che dimostravano che potevano essere una super squadra Ora sono davvero contento convinto che se continuano a giocare come sanno non ci fa paura nessuno».
Francesca Coppola: «Fino allo scorso anno vivevo la realtà dei Sirmaniaci da fuori, andavo semplicemente al palazzetto a guardare le partite rimanendomene in gradinata a cantare, ma, non so se per mancanza di coraggio se così lo si vuole chiamare o paura di non essere ammessa nel gruppo, non mi ero mai fatta avanti in prima persona e decisi di rimanere da parte. Già dalla fine dello scorso campionato, però, ho deciso che era giunta l’ora di mettersi in gioco e così feci l’abbonamento in curva diventando una vera e propria Sirmaniaca. Devo dire che è stata la scelta migliore che io abbia fatto. Loro sono diventati in pochissimo tempo la mia seconda famiglia e dire di essere orgogliosa di farne parte è poco. Mai avrei creduto che in contesti del genere sarebbero nati determinati rapporti. Certo la vita da Sirmaniaco non è affatto semplice, svegliarsi all’alba, passare ore e ore su un pullman per raggiungere una delle tante città in cui poi si disputerà la partita, andare a letto a notte fonda perché magari la partita è durata più del previsto, domeniche intere passate al palazzetto, non avere mai la voce dopo una partita perché si è urlato troppo, avere la testa e le orecchie che scoppiano perché si è stati per ore in mezzo alla confusione della curva. Ma quando c’è la passione in quello che si sta facendo, lo si fa molto più volentieri ed è per questo che rifarei tutto. A mio avviso, sia in casa che fuori siamo noi la tifoseria migliore di tutte. Diciamo che per quanto riguarda la squadra questo è stato un campionato con molti alti e bassi. La nostra è una squadra con quattordici elementi e tutti sono dei grandi campioni, quindi la qualificazione per i play-off era per così dire scontata. I quarti di finale ci hanno fatto soffrire un bel po’, perché da un passaggio quasi certo si è dovuti arrivare a disputate gara-cinque. I nostri animi nel viaggio verso Verona erano abbastanza giù, ma con tutta la grinta che ci contraddistingue abbiamo aiutato i ragazzi nell’impresa. Arrivati alle semifinali ci siamo trovati di fronte la prima classificata della regular season, una delle squadre più forti al mondo che può vantare di grandi campioni sia in campo che in panchina, e penso che nessuno di noi si sarebbe mai immaginato di portarsi avanti due a zero nella serie contro di loro. Quindi si può dire che i nostri ragazzi ci stanno regalando un grande spettacolo e una grande pallavolo, possiamo solo dirgli grazie. L’arma in più di Perugia è proprio il suo pubblico, insieme si possono raggiungere molti obiettivi. Ora si deve camminare insieme per inseguire questo sogno, per far entrare di diritto Perugia nel posto che merita nell’ambito pallavolistico».
Marco Bruscia: «C’è l’orgoglio di aver creato uno spettacolo di tifo che è un esempio invidiato e copiato in tutta Italia. E sono certo che molti delle persone che riempiono tutte le domeniche la curva, lo fanno anche per far parte di uno spettacolo che società, squadra a città riconoscono come importante. Non mi nascondo, per tutta la stagione c’è stata una insoddisfazione latente tra tutta la tifoseria; partite giocate in modo approssimativo, prestazioni con le grandi insoddisfacenti. E se gara-cinque a Verona (la partita più emozionante in assoluto di tutta la storia) fosse andata in un altro verso; squadra, società e dirigenza, sarebbero sul banco degli imputati ed ora parlerebbero della prima grande delusione da quando esiste la squadra. E invece ora siamo in semifinale con una grande chance di arrivare in fondo, che società e squadra dovranno essere bravi a non gettar via».
Riccardo Leandri: «Orgoglioso di essere membro di questo fantastico gruppo di amici di tutte le età, che condividono una passione per il volley da noi chiamata Sirmania. Guardandosi indietro, nel giro di pochi anni tanta strada è stata fatta, da poche decine, siamo diventati centinaia e non penso di esagerare se dico che in gara-due con Civitanova Marche in casa, la Sirmania aveva contagiato 4000 persone. Con il rispetto di regole fondamentali che ci siamo dati, giriamo a testa alta per tutta Italia ed Europa, a tal proposito vorrei spendere due parole di ringraziamento a chi in maniera assidua, rinunciando ad ore e ore di sonno, e macinando migliaia di chilometri, non fa mai mancare il supporto alla nostra amata squadra anche in trasferta. Ad oggi siamo una tra le tifoserie più numerose, festose e rumorose, non abbiamo niente da invidiare ai nostri avversari se non i trofei vinti (per qualcuno), ma la nostra società è giovane, siamo al quarto anno nella massima categoria e sono più che sicuro che qualche gioia arriverà anche per noi, chissà, magari proprio quest’anno. A proposito di questa strana stagione, fino a due settimane fa, sembravamo destinati ad uscire dai quarti, e invece no, siamo qua a giocarci una serie di semifinale da urlo, esprimendo una pallavolo fantastica contro la prima della classe. Noi abbiamo il nostro presidentissimo, abbiamo una grande società, abbiamo degli sponsor importanti, e scusate se è poco, abbiamo la fantastica curva dei Sirmaniaci».

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By Pianeta Volley aprile 16, 2016 14:40