Perugia, tutta la verità sul Pala-Evangelisti

Pianeta Volley
By Pianeta Volley maggio 12, 2016 13:00
Pala-Evangelisti

una visuale panoramica del Pala-Evangelisti

Emergono particolari curiosi andando a scavare sulla protesta avanzata dalla Sir Safety Conad Perugia sulla questione Pala-Evangelisti. Non vi è dubbio che ci sia da apportare miglioramenti alla struttura di Pian di Massiano ma il popolo degli sportivi confida che il club possa trovare un accordo con l’amministrazione comunale e con la società Kronogest che gestisce l’impianto. Le parti s’incontreranno oggi pomeriggio con l’assessore allo sport Prisco a fare da mediatore tra le richieste dell’una e dell’altra parte. Forse il rappresentante dell’amministrazione comunale dovrà fare più da paciere che non mediatore visto che sono emerse delle antiche ruggini tra il presidente Sirci (Sir) ed il delegato Catani (Kronogest) che hanno incrudito i rapporti già da ben prima che dovessero tornare ad avere relazioni. La conferma viene proprio da Alessandro Catani che in una intervista di oggi ha dichiarato che una delle sue aziende era stata sponsor della squadra di Perugia nel 2012 (quando era in A2). Dopo di allora la sponsorizzazione non era stata rinnovata e da quello che si sa le parti si erano lasciate male. La precisazione non è di secondaria importanza poiché costituisce la premessa per capire che alla base dello scontro odierno sul palasport manca una certa flessibilità di fondo, manca la propensione ad essere ragionevoli, manca insomma un disponibilità di partenza ad un’apertura verso la controparte.
DISFUNZIONI – Le inefficienze del Pala-Evangelisti sono sotto gli occhi di tutti, specie dei servizi igienici che sono di libero accesso al pubblico che è presente alle partite. Poi c’è il discorso delle pulizie, degli spogliatoi, di una sala medica adeguata, della mancanza di un’area hospitality e di una sala stampa, che sono state adeguatamente sollevate. Ma a queste ci si potrebbe aggiungere anche un impianto fonico che talvolta fa le bizze ed un tabellone elettronico di non bell’aspetto. Detto ciò, e chiarito che tutti questi argomenti non sono nuovi, ossia sono disfunzioni che si protraggono da molto tempo, in qualche caso da anni, non si può gettare del tutto la croce sul nuovo gestore che solo dal febbraio scorso è entrato in attività. E forse non si può nemmeno incolpare l’amministrazione comunale che da nemmeno due anni è stata eletta e gestisce la cosa pubblica.
ASPETTI ECONOMICI – Di certo una squadra professionistica ha bisogno di una struttura efficiente. Ecco perché il tariffario comunale degli impianti sportivi forse è inadeguato, di certo i 382 euro previsti per l’affitto in un giorno di gara sono pochi, ma la percentuale del 5% sugli incassi delle partite è forse eccessiva. La Kronogest che gestisce l’impianto questa percentuale la pretende. Ed è probabilmente questo il nodo da sciogliere dato che pare non sia mai stata richiesta prima dai precedenti gestori. Se ci fosse la volontà di tutti un accordo sull’aspetto economico alla fine si potrebbe trovare. Magari una via di mezzo. È logico però che l’esistente va messo a posto. Ma c’è di più perché le divergenze riguardano anche la gestione della pubblicità. Sul bando di gara che Kronogest ha vinto sembra che siano a disposizione del gestore alcuni spazi dell’impianto (in pratica quelli sul secondo anello), e dato che sono sempre utilizzati dal club reclama il pagamento di una quota per rinunciarvi. Qui la vicenda diventa delicata perché magari è anche giusto che il gestore abbia degli spazi in esclusiva, ma è altrettanto certo che se si cambiano le regole esistenti in corso d’opera allora anche il club ha ragioni da vendere.
TRIBUNA – Nell’aggiudicazione dell’appalto di gestione ha avuto un peso la volontà della Kronogest di installare una tribuna retrattile nella zona della curva nord, quella ribattezzata curva San Marco, una di quelle che si chiudono a fisarmonica evitando di montare e smontare impalcature fisse; nel bando di gara c’è una disponibilità ad investire oltre centomila euro per acquistarla, ed è logico che qualora sia fatto ciò l’ulteriore costo avrebbe una ripercussione sui costi di affitto che si ripercuotono sugli utilizzatori.
CONVENZIONE – Vale la pena fare un salto indietro per capire come si sono svolti i fatti. Chi aveva l’appalto in precedenza del Pala-Evangelisti, del Pala-Pellini e dello stadio Santa Giuliana, era la società consortile Darvin che nel mese di marzo del 2015 aveva dato disdetta con sei mesi di preavviso perché non ce la faceva ad andare avanti. Nei sei mesi in questione gli uffici tecnici del Comune di Perugia non sono stati capaci di istituire un bando pubblico e così a settembre lo stesso Comune è rientrato in possesso della struttura che lo ha subappaltato alla cooperativa London (uno dei soci della Darvin). Ad ottobre è stato redatto un bando europeo a cui sono state presentate tre domande, la miglior offerta è stata ritenuta quella della Kronogest a cui è stato assegnato il lavoro. Dal primo febbraio del 2016 è subentrato il nuovo gestore ma si dice che la convenzione tra amministrazione e gestore non sia stata ancora firmata. E allora perché ancora non è stato firmato? I bene informati pensano che dietro a questa vicenda ci siano errori commessi in sede di concessione dell’appalto. Di certo Kronogest ha beneficiato del fatto che nel bando non era prevista un’esperienza gestionale, per un impianto nel quale circolano in un giorno come minimo un migliaio di persone avrebbe molto senso. Invece da visure camerali emerge che la stessa Kronogest è stata costituita ad hoc il 12 agosto 2015, appena un mese e mezzo prima della gara di appalto. Insomma, ci sono punti oscuri da chiarire perché nel frattempo gli utenti del Pala-Evangelisti, e non solo la squadra di pallavolo maschile, si lamentano.
CURIOSITÀ – Suona come una distorsione che al giorno d’oggi il vero business dei palasport, incluso quello di Pian di Massiano, siano i concerti, un aspetto questo che cozza duramente con gli impegni di una squadra che cerca di fare sport a livello professionistico. La questione è tutta italiana. La carenza di impianti per la musica e per i concerti porta a svolgerli nei palasport. Ci sarebbe dunque la necessità di costruire impianti con precisi vincoli di utilizzo, ma questo è un discorso diverso.
POLITICA – Sollevato il polverone adesso la politica si sveglia. Nessuno della maggioranza o della minoranza aveva sino a ieri fatto interrogazioni o messo all’ordine del giorno la questione. Oggi si evince che alcuni hanno chiesto al Comune di attivarsi per evitare di perdere il grande volley, mentre altri hanno chiesto un’audizione con tutti i soggetti interessati per fare un quadro dettagliato della situazione. Detto che ognuno ha i suoi interessi per gettare fango sulla controparte (cosa che in Italia va sempre di moda), le verifiche sul bando di gara sarebbero quantomeno opportune per chiarire almeno un punto. Ma forse  sarebbe anche ipotizzabile che ogni struttura Pala-Evangelisti, Pala-Pellini e Santa Giuliana avesse un gestore differente e non uno unico.

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