Gino Sirci: «La pallavolo fu un colpo di fulmine»

Pianeta Volley
By Pianeta Volley ottobre 9, 2016 13:00
Sirci Gino (cappello)

Gino Sirci (foto Michele Benda)

“Se hai paura di perdere non oserai vincere” diceva il campione di tennis Bjorn Borg. Massima che ben si addice ad uno dei protagonisti della scena sportiva umbra, sotto i riflettori da vincente ormai da parecchi anni a Perugia. È uno abituato non solo ad osare ma anche ad andare al massimo Gino Sirci, imprenditore assisano (sua la Sir Safety System antinfortunistica e sicurezza che produce sistemi di protezione per chi lavora sia in Italia che all’estero), ex atleta di corsa campestre, e vulcanico dirigente di un team che da anni ormai è tra i protagonisti assoluti del volley nazionale e internazionale: «Ho scoperto la pallavolo con mio figlio. A tredici anni lasciò il calcio per il volley. Fu amore a prima vista. Poi mi chiesero prima di fare lo sponsor della squadra di Bastia Umbra dove militava e poi di diventare il presidente. Vincemmo il campionato salendo prima in C, poi l’anno seguente in B2 e tre anni dopo in B1. Nel 2011 partecipammo alla A2 e ne seguì il salto in serie A1 un paio di stagioni. Questo è il quinto anno di militanza nella massima categoria. Insomma è stata un’ascesa continua». I tifosi amano la squadra e i campioni che la compongono ma adorano anche i suoi look da cowboy. «Mi fa molto piacere. La pallavolo non dà ricchezza o guadagni ma ti dà notorietà e soprattutto pubblicità positiva. È un movimento pulito. Il look? Sono sempre stato un creativo. Faccio e indosso quello che mi piace. Certo, quando sono al lavoro giacca e cravatta di ordinanza sono d’obbligo ma quando posso mi piace essere trasgressivo, al di sopra delle mode e delle etichette, fare tendenza da solo». In esclusiva rivela dove trova quelle incredibili giacche texane, camperos e cinture o ‘spadini’ da camicia addirittura con gli strass. «A Milano, del resto è la città della moda per eccellenza». Tornando alla pallavolo confessa qual è stato il primo ingaggio importante. «Vi stupirò parlando di Luca Belli, detto il Cobra. Un ragazzone di Città di Castello bravissimo che portai a Bastia Umbra. Con lui vincemmo subito il campionato ed andammo in B1. Siamo ancora amici». Ha già vinto molto, ma a quanto pare quest’anno punta a bersagli grossi. «Vincere logora solo chi non riesce a trovare motivazioni. E io sono uno che ne ha sempre molte. Nella vita come nello sport amo osare, sempre. Il calcio? Troppo costoso. Intanto pensiamo al volley, in futuro chissà… Ho conosciuto il presidente Santopadre tramite una nostra tifosa. Perugia può essere orgogliosa di lui. Gli auguro traguardi importanti. Volendo fare un parallelo il pensiero di allestire il museo del volley sarebbe una bella idea, ma ancora non c’è un palazzetto a norma…». Ci sono spazi della bacheca della società sportiva bianconera che aspettano di poter essere riempiti. E questo, vista la squadra messa insieme, potrebbe essere l’anno buono. «È quello che ci auguriamo tutti». Il numero uno lo dice incrociando le dita. Scudetto, coppa Italia e champions league e chi più ne ha più ne metta. Da una squadra costruita con campioni come Atanasijevic, Birarelli, De Cecco, Podrascanin, Russell e Zaytsev ci si aspetta, e giustamente, molto. La Sir Safety Conad Perugia sa che presidente, sponsor, tifosi, l’intera città vogliono festeggiare trofei importanti. La relazione del presidente con i suoi giocatori è amichevole ma professionale. «Il rapporto è ottimo pur se molto formale. Non ho nemmeno i loro numeri di telefono. Non esco mai a cena con i singoli, solo con la squadra. Insomma, non creo rapporti privilegiati con nessuno. Per me sono tutti uguali. Ho un legame molto professionale, anche se do un soprannome a ognuno di loro. Sono tutti grandi campioni, molto disponibili con i tifosi. Atanasijevic è tra i più amati proprio per questo». Se gli si chiede qual é il giocatore migliore risponde quello che deve ancora arrivare. E se si parla di bufale di mercato non esita ad ammettere che ne ha prese come tutti gli altri. Adesso però punta vincere. «Io punto sempre a vincere. Per questo nella finale della supercoppa italiana a Modena sono rimasto molto scottato. Ci è mancato un pizzico di cattiveria. Ho parlato con tutti, quello che è successo non deve ripetersi». Anche lui come gran parte degli sportivi è scaramantico. «Osservo dei piccoli rituali. Ad esempio arrotolare la carta delle caramelle, può succedere anche per mezz’ora e più. O indossare certe cose come scarpe particolari o, sì, anche il mio stile cowboy. Tutto ciò onestamente non serve a nulla ma ti dà la sensazione di contribuire al risultato». Spiega cosa spinge un imprenditore molto impegnato sul lavoro ad imbarcarsi in un’impresa come quella della pallavolo. «Le spese sono sempre maggiori delle entrate. Ma la passione è tanta, e poi ti senti amato dalla gente. I ritorni ci sono solo in termini di immagine. Direi che sono un mecenate dello sport». Però nonostante i tantissimi Sirmaniaci di Perugia ha minacciato di lasciare la città e trasferirsi altrove per la questione-palazzetto. «E sono pronto ancora a farlo se necessario». I precedenti pero non depongono a favore di queste scelte. «Perché in passato chi ha deciso di andarsene ha scelto una realtà più piccola. Noi abbiamo la chance Firenze. E comunque vogliamo rimanere qui. Gli amministratori dovrebbero ricordare che lo sport è una risorsa della città».
(fonte La Nazione)

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