Perugia crocevia degli Zaytsev

Pianeta Volley
By Pianeta Volley febbraio 15, 2017 15:30
Zaytsev-Zaytsev

Ivan Zaytsev e Viacheslav Zaytsev

Da Zaytsev a Zaytsev. Tre generazioni concentrate in trent’anni. Dal baffo che incute rispetto di Viacheslav, alla cresta da guerriero di Ivan, per finire con il sorriso solare di Sasha. Tutto è cominciato a Perugia. Nel giugno del 1987, proprio al Pala-Evangelisti. Da quel giorno, a conclusione del quadrangolare organizzato nella città umbra, la dinastia degli Zaytsev si è fusa indissolubilmente con l’Italia. In quei giorni Viacheslav, regista della Automobilist Leningrado, oro a Mosca nel 1980 e argento a Montreal 1976 e Seul 1988, ha annunciato il suo approdo in Italia, prima Spoleto, poi Agrigento e Città di Castello. Primo russo del volley a sbarcare nel campionato tricolore. L’anno dopo a Foligno è nato il figlio Ivan. «Poi ho girato il mondo con papà per poi tornare a Spoleto dove ho frequentato la prima media – racconta lo schiacciatore umbro – finendo gli studi a Foligno, medie e liceo». Di nuovo a Perugia «Papà allenatore e io giocatore nelle categorie giovanili». Nelle settimane scorse un nuovo capitolo dinastico. La gara di champions league tra Perugia e Belgorod. Da una parte Viacheslav, nello staff tecnico dei russi (segue i palleggiatori), dall’altra il figlio Ivan, vincitore della sfida e stella della Sir Sicoma Colussi Perugia, club che ospiterà le final four di champions league a Roma (29-30 aprile 2017). Città dove Viacheslav ha vinto un oro mondiale nel 1978 e dove Ivan ha giocato muovendo i primi passi da schiacciatore. «Se non bastasse – racconta Ivan – con Perugia contro il Belgorod ho fatto il mio esordio in champions league. Da palleggiatore, contro i russi ho giocato la mia prima partita (il 18 ottobre 2005 con Perugia kappao 0-3, arrivando poi fino ai play-off a sei eliminata proprio dal Belgorod, ndr)». E sul ruolo in campo Viacheslav svela un piccolo retroscena. «Ho sempre pensato che Ivan potesse diventare un ottimo palleggiatore e quando ho saputo che a Roma aveva cambiato ruolo mi sono molto arrabbiato. Ma adesso mi rendo conto che è diventato uno dei top player in questo ruolo. E sa far tutto. Se dovesse servire anche il palleggiatore». A Perugia Viacheslav si è dilettato con l’adorato Sasha. Un pallone da pallavolo e il nipote pronto con il bagher a ricevere i lanci del nonno. Tutto raccontato in un video su Instagram e in un Tweet di Ivan. «Subito a lezione da nonno Slava. Qui non stiamo mica ad asciugare gli scogli». Ma Viacheslav va oltre: «Abbiamo lavorato sul palleggio. Sasha è bellissimo, sorride, è entusiasta». Una sorta di già visto per lo Zar d’Italia. «Tutto è cominciato nel corridoio di casa a San Pietroburgo – racconta lo schiacciatore del Perugia –. I primi palleggi sulle gambe di papà, poi l’inizio a sei anni sempre in Russia prima del ritorno in Italia a nove anni». La pallavolo che vince sul nuoto, altro sport che in famiglia si mastica ad alto livello dal momento che Irina Pozdnjakova, la mamma di Ivan, è stata argento europeo nel 1966 nei 200 rana. «Perché il volley e non il nuoto? Perché in famiglia le decisioni le prendeva papà – sorride il protagonista dell’argento azzurro a Rio 2016 –. E poi non è che il nuoto mi abbia mai appassionato o interessato da un punto di vista sportivo. Nuotare è una cosa che però mi rilassa. Soprattutto la rana, non credo sia un caso». Lo stesso cognome ma due modi completamente diversi di vivere le partite, due caratteri quasi agli opposti. «In campo papà era molto diverso rispetto a me – racconta Ivan –. Forse anche per il ruolo che ricopriva, da palleggiatore non puoi mai lasciarti andare come invece faccio io dopo un attacco vincente o un punto esaltante. E comunque nonostante siamo padre e figlio siamo cresciuti in realtà diverse con esperienze diverse che ci hanno forgiato in modi differenti. Il carattere che viene fuori durante le partite appartiene a me e al mio vissuto». Mamma e papà che, insieme alla sorella Anna (più grande di 13 anni, vive a Bagnatica in provincia di Bergamo), sono i primi tifosi. «Ognuno in modo diverso ma tutti mi fanno sentire la vicinanza nelle mie avventure sportive». Da tecnico Viacheslav si concentra sul futuro azzurro di Ivan: «Prima un bronzo a Londra, poi l’argento a Rio. Va bene, non è ancora arrivato al mio livello (un oro e due argenti, ndr) ma c’è sempre Tokyo. Deve continuare ad allenarsi così e questo a Perugia è l’ambiente giusto. Può diventare decisivo come Tetyukhin. Meno punti del solito ma tanto lavoro sporco che serve per vincere». Dal papà al maestro. Ivan Zaytsev dopo il confronto con papà Viacheslav si gode anche la rinascita del rapporto con l’attuale ‘papà’ sportivo, Lorenzo Bernardi. «Entrambi abbiamo fatto un percorso personale e sportivo che ci ha permesso di capirci nella nuova avventura a Perugia. Nel 2009 in Nazionale B non era stato tutto rose e fiori ma ora è diverso. Per Perugia è molto bello avere Bernardi. Per la squadra, per i tifosi, per la città e per la dirigenza uno come Lorenzo è in questo momento tanta roba. Ha una grande influenza sull’ambiente e su di noi. Spero sia l’inizio di un lungo percorso». Un lungo percorso che porta a Tokyo 2020. Gli Zaytsev inseguono la sesta medaglia olimpica.
(fonte Gazzetta dello Sport)

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