Riflessioni a voce alta di un allenatore del settore giovanile

Pianeta Volley
By Pianeta Volley febbraio 21, 2017 08:00
Giappesi Mirco

Mirco Giappesi

Orfanotrofio seleziona tecnici per attività sportive. Alzi la mano chi, tra gli addetti ai lavori in campo sportivo, non spera di vedere un giorno pubblicato questo annuncio. Eh sì, perché come diceva un noto personaggio sportivo qualche decennio fa “Il mio sogno è quello di poter allenare solo orfani”. Ed il rischio che questo desiderio diventi sempre più quello di tanti allenatori che si occupano di giovani è ogni giorno più probabile. Non che ci si auguri una generale e prematura dipartita genitoriale, Dio ce ne scampi, ma che almeno la loro assenza alle attività sportive dei propri figli permetta agli stessi di crescere in maniera responsabile, equilibrata e libera. Eh sì, cari genitori, perché è troppo facile e conveniente commentare l’operato o le scelte degli allenatori solo alle partite, senza sapere cosa c’è dietro, senza conoscere le dinamiche che portano a determinate scelte, senza essere presente ed aver mai visto un allenamento durante la settimana. L’impegno profuso, ovvero quanto e come si allena mio figlio, l’atteggiamento con cui si allena mio figlio e ovviamente le capacità tecniche e fisiche di mio figlio sono fattori di cui il coach deve tenere conto o no? O preferiamo la democratica, ma poco meritocratica, legge del tutti uguali a tutti? Con l’allenatore in panchina con pallottoliere o cronometro in mano per contare quanti palloni o quanti minuti ha giocato Tizio nei confronti di Caio? O, la solita giustificazione del fatto che siccome pago anche io la quota quindi devo avere lo stesso trattamento di tutti, deve essere l’unico sistema di valutazione in fatto di scelte che ovviamente vanno fatte? O solo per il fatto che assolvo all’importantissimo ed insostituibile servizio di accompagnare i miei figli e magari anche quelli di qualcun altro nelle trasferte, servizio di cui le società sportive dovrebbero esservene grati in eterno, si pensa che questo dia diritto ad un bonus in termini di set o minuti di gioco? O, l’idea, che importante non è vincere le partite, importante è che mio figlio giochi, moderna trasposizione del decubertiano pensiero “l’importante non è vincere, ma partecipare”, logica che cozza contro gli interessi del gruppo a beneficio di quelli dei singoli, sia veramente utile come strumento di crescita e di formazione del proprio figlio? Non mi sembrano dei buoni sistemi educativi perché non prendono e tengono in considerazione domande come, quanto si impegna mio figlio per poter giocare di più? Cosa è disposto a sacrificare mio figlio, per essere sempre presente agli impegni del gruppo? Quanto è disponibile mio figlio a lavorare duramente e seriamente per raggiungere i suoi obiettivi che poi coincidono con quelli della squadra? Quanto mio figlio si sente parte di un gruppo a prescindere da quanto poi gioca? Risposte a domande che sempre più raramente i nostri giovani si pongono, abituati ad avere sempre tutto e subito, senza il costo del sacrificio, del lavoro, della rinuncia, del merito per poter ottenere qualcosa. Ed il fenomeno sempre più evidente ed in crescita dell’abbandono precoce dell’attività sportiva dei nostri giovani, è il segnale più evidente ed allarmante di questa condotta sociale. Sento dire che questo stesso sistema di autovalutazione dei propri figli, che hanno sempre ragione, è molto di moda anche nella scuola, dove un insegnante deve stare molto attento a elargire voti o rimproveri ai propri alunni se non vuole rischiare qualche denuncia, con ripercussioni ancora più pesanti. Ai miei tempi se la maestra o un professore diceva qualcosa a mia madre soprattutto sul mio comportamento piuttosto che sul rendimento, a casa poi erano dolori, e si viveva il giorno dei colloqui con gli insegnanti, come giorno di terrore e di ansia. Oggi, molto spesso ed a priori, la ragione è sempre dei propri incompresi figlioli ed i genitori si ergono a paladini di una giustizia sempre e solo unilaterale. Sono certo che sono già molti gli insegnanti alla ricerca sul medesimo giornale di annunci dello stesso orfanotrofio tanto sognato da noi allenatori.
(lettera firmata Mirco Giappesi)

Consigli (cartelli)

alcuni dei cartelli indirizzati ai genitori che le società sportive hanno esposto nei luoghi dove svolgono attività

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