Alessandro Fammelume: «Terni ricostruisce ma l’Umbria non cresce»

Pianeta Volley
By Pianeta Volley Gennaio 2, 2019 09:00
Fammelume Alessandro (tuta)

il tecnico Alessandro Fammelume

La pausa di fine anno è il momento adatto per stilare un primo resoconto nelle società sportive che svolgono attività agonistica. La Clt Terni è una di quelle che ha molto rinnovato la sua strategia e che guarda ai risultati raccolti non solo sul campo, ma anche in termini di promozione e crescita della disciplina. Per avere un quadro globale non c’è cosa migliore di guardare con gli occhi di chi lavora in palestra tutti i giorni in maniera professionale e che nella pallavolo umbra è rientrato a distanza di qualche anno come il tecnico Alessandro Fammelume che descrive la situazione particolare del territorio ed allarga le considerazioni ad una visione generale: «Tracciare un bilancio di questa prima parte di stagione è difficile, in quanto bisogna considerare la situazione di partenza contraddistinta da una delusione profonda di tutte le componenti della sezione pallavolo (dirigenti, tecnici, giocatori), per la rinuncia alla serie B decisa dai vertici del club. Inoltre c’era aria di smobilitazione all’interno del settore giovanile maschile e del settore femminile, a causa di una gestione disinteressata ad assicurare il miglior futuro ai ragazzi e alle ragazze, con l’assunzione di tecnici impreparati e poco motivati che avevano fatto disamorare tutti quanti di questo sport. A quel punto abbiamo cercato di mettere insieme i cocci, cercando di migliorare e ottimizzare innanzitutto i quadri tecnici, con lo spostamento di Mario Campana alla under 18 maschile insieme a Ruben Posati che si occupa della under 16 maschile, mentre nel settore donne abbiamo inserito Lucia Corazza con la prima squadra di prima divisione femminile e mantenuto Cristina Gargagli con le altre giovani, coadiuvata da Michela Troiani; io mi occupo della serie C maschile e del nuovo gruppo under 12 maschile ed under 13 maschile. La priorità all’inizio era quella di convincere tutti quanti della bontà del progetto e della serietà della nuova impostazione, che prevedeva il mio coordinamento anche per quanto riguarda il settore femminile oltre che per quello maschile; quindi abbiamo deciso di non accelerare troppo dal punto di vista della qualificazione tecnica e della selezione, per essere più inclusivi possibile ed allargare la base di tesserati. Abbiamo intrapreso un lavoro nelle scuole che crediamo possa dare buoni frutti nel medio-lungo periodo, con un progetto in orario curriculare di sei ore per ogni classe della scuola media e della quarta e quinta elementare degli istituti comprensivi Marconi e Brin, che ora è culminato nella costituzione di due gruppi sportivi scolastici che stiamo portando avanti nelle strutture delle scuole stesse, con buoni risultati numerici e di entusiasmo. Risultato quindi raggiunto, quello di ampliare dal punto di vista numerico la base dei praticanti, visto che ora possiamo parlare di 65 tesserati maschi, 80 tesserate femmine, 40 nuovi iscritti nel corso di minivolley e quasi 50 nuovi iscritti nei gruppi scolastici, per un totale di circa 230 ragazzi e ragazze. L’altra soddisfazione è stata quella di convincere tutti i ‘ribelli’ a tornare sui propri passi, attraverso la coerenza dei comportamenti con il progetto presentato all’inizio, ed attraverso la dimostrazione di una vera attenzione allo sviluppo delle loro capacità tecniche, fisiche ed umane. I risultati in alcuni casi ci stanno premiando, in quanto alcuni gruppi stanno ben figurando nei loro campionati, ma comunque tutti i ragazzi e le ragazze si stanno dimostrando competitivi e vogliosi di esprimere le loro potenzialità. Venendo alla mia squadra, dopo un impatto duro con una nuova mentalità molto più professionale di quella alla quale erano abituati nelle precedenti gestioni, i ragazzi hanno iniziato a seguirmi e a provare piacere nel lavorare duro per migliorarsi giorno dopo giorno. Il livello della categoria non è certamente altissimo sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista della organizzazione e preparazione delle squadre, ma comunque la presenza di alcuni giocatori che hanno militato nei campionati superiori rende alcune squadre insidiose e toste da affrontare; le prime tre giornate sono state terribili, dallo ‘sgarbo’ della Inter Volley Foligno di Scappaticcio, all’infortunio dell’opposto Gentili arrivato dopo sei mesi di inattività e palesemente fuori condizione, all’intervento del libero Trappetti che lo ha tenuto lontano dal campo più del previsto, ma i ragazzi sono riusciti a tenere la barra dritta ed a continuare a lavorare con fiducia e consapevolezza nei propri mezzi, riuscendo a trovare il giusto ritmo ed il giusto livello di gioco per inanellare la bellissima serie di sette vittorie, peraltro ancora aperta e che vogliamo continuare, per rincorrere il sogno di tutti al Clt di tornare subito ad occupare un posto nei campionati nazionali che appartiene per storia, tradizione e valore di una società con le spalle ben coperte e con le potenzialità pressoché infinite, anche se un po’ frenate da una gestione troppo aziendale. Tornando in Umbria, che considero ormai la mia seconda casa, ho ritrovato tanti amici ed ho potuto constatare che la stima nei miei confronti è rimasta immutata, nonostante siano passati diversi anni. Ho trovato una situazione peggiorata per quanto riguarda la struttura dei campionati nel settore maschile, con un numero esiguo di società che se ne occupano e di conseguenza un numero di squadre che non permette una crescita tecnica adeguata in nessuna fascia d’età; nel settore femminile ci sarebbero ancora diverse società impegnate, ma prevalgono interessi di bottega e campanilismi esagerati e antistorici, che impediscono a tutto il movimento femminile di decollare e di crescere dal punto di vista tecnico. La federazione regionale, come d’altronde quella nazionale, è alle prese con le rivalità e le battaglie politiche e poco attenta alla salute della pallavolo, non fa abbastanza in termini di promozione e di qualificazione del movimento, accontentandosi di portare avanti la sua attività minima istituzionale, senza una progettualità di medio-lungo termine che non sia quella di organizzare eventi che durano pochi giorni, ma che non risolvono i problemi di mentalità e di organizzazione».

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