Umbria, terra di eccellenza per gli agenti sportivi

Pianeta Volley
By Pianeta Volley Maggio 28, 2019 13:00
Bartocci-Ceccariglia-Fortini

Stefano Bartocci, Simone Ceccariglia e Daniele Fortini

È terminata da qualche settimana la stagione della pallavolo per i club, i verdetti sono stati emessi e le migliori squadre hanno messo in bacheca i trofei. Insieme a loro hanno festeggiato gli atleti, ma non solo, ci sono infatti anche i loro procuratori ad aver raccolto la soddisfazione di un anno di lavoro. Nell’Umbria che eccelle nella disciplina delle schiacciate da sempre non può mancare una realtà di spicco, è la Best Sport Management ad aver celebrato i successi più importanti. Non era mai accaduto prima che un’agenzia raggiungesse con i propri atleti due champions league nello stesso anno, è successo alla Bsm che ha la rappresentanza di Lauren Carlini (Novara) e di Simon Robertlandy (Civitanova Marche). Un doppio successo che è frutto delle scelte mirate dei soci storici, il bastiolo Stefano Bartocci ed il ternano Daniele Fortini e, dell’ultimo arrivato nella scuderia, il perugino Simone Ceccariglia. L’agenzia è nata nel 2007 occupandosi di atletica leggera e di sport invernali, con forti rapporti nel mercato americano, poi si è evoluta e ora il business principale è la pallavolo. È il veterano Stefano Bartocci a parlare: «Berlino è stata una giornata indimenticabile, il merito è degli atleti ma siamo stati molto contenti. Di operazioni se ne fanno tante in una stagione. L’intento nostro è portare un atleta più in alto possibile. Bisogna essere bravi ma anche fortunati. Nella struttura non ci siamo solo noi, ma anche un team di avvocati esperti di diritto sportivo ed internazionale perché quando si va su mercati stranieri bisogna avere dei referenti nel paese per redigere contratti nella lingua locale oltre che in inglese. C’è poi un preparatore atletico a cui si possono riferire i giocatori, è una figura di supporto che viene utilizzata soprattutto durante l’estate, ma non solo. C’è poi un medico che collabora per eventuali recuperi da infortuni o riabilitazione». Malgrado la presenza sul territorio, la maggior parte delle operazioni avviene all’estero, in campionati che magari sono meno tecnici ma dove girano più soldi. «Di solito l’attività si svolge andando a scoprire nuovi talenti, il panorama americano è ricchissimo, ma ci sono anche altre zone fertili, inserirne tre o quattro all’anno nel proprio parco clienti già è ottimo. Difficilmente accade di prendere atleti che sono assistiti da altri, devono essere loro a chiedercelo, non è nostro stile andare a cercare atleti dalla concorrenza, anche se in Italia ci sono molti professionisti agguerriti che lo fanno. Seguiamo al massimo un centinaio di atleti, più non si può, bisogna seguirli e nel compenso di nostra spettanza c’è una parte che viene reinvestita, ad esempio per andare a vedere le partite, e poi ogni settimana parliamo con loro, è l’aspetto psicologico la parte più delicata ed importante, quando ci sono sconfitte dobbiamo analizzare insieme quali sono state le cause, quando va troppo bene bisogna fare i pompieri e smorzare l’entusiasmo. La vita di un procuratore è sempre col telefono in mano, gli atleti chiamano a qualsiasi ora del giorno e della notte ma io preferisco così, voglio avere un filo diretto con i miei assistiti». Nel tempo è cambiato l’approccio dei club con i giocatori e con i loro referenti, ma c’è ancora molta riluttanza ad allacciare rapporti lunghi. «Nel nostro settore circa il 90% dei contratti è annuale, ma anche quelli pluriennali difficilmente arrivano a conclusione. In questi casi è sempre più frequente inserire la penale nei contratti, avere un buy-out già determinato è un vantaggio per tutti, nel momento che termina un rapporto se non è scritto bisogna mettersi a tavolino e lì cominciano le discussioni». Nell’attività che viene portata avanti giorno dopo giorno non tutte le trattative sono uguali, ma talvolta ci sono dei curiosi casi limite. «Il reclutamento più strano che abbiamo fatto è stato nell’assumere l’incarico dei due atleti cubani che erano in carcere in Finlandia, una situazione paradossale. In quel caso abbiamo anche vinto una casusa che ha fatto giurisprudenza perché la federazione cubana non voleva rilasciare il transfer internazionale ma tramite i nostri legali abbiamo trovato un articolo nello statuto Fivb che dice che nessuna federazione può impedire ad una persona di giocare, alla fine abbiamo avuto ragione noi, da qual momento in avanti nessuna federazione può intralciare gli accordi internazionali e c’è un parametro economico che si deve pagare per ottenere il transfer». Il rapporto tra agente ed atleta vive di fasi altalenanti, la più critica è forse quella della firma di un contratto. «La filosofia nostra è quella di inserire un giocatore nella migliore soluzione per la sua categoria di riferimento. Alle volte si arriva tardi sul mercato e la parte più difficile è far capire al proprio assistito che non bisogna firmare subito, ma è meglio aspettare per trovare la soluzione migliore. Nella nostra agenzia ci sono giocatori di diversi livelli, non tutti possono vincere la champions league, ma se un atleta vince un campionato di serie B siamo ugualmente soddisfatti».

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