Marko Podrascanin: «Voglio rimanere a Perugia»

Pianeta Volley
By Pianeta Volley Gennaio 3, 2020 10:00
Podrascanin-Vujevic

Marko Podrascanin e Goran Vujevic (foto Michele Benda)

Da quindici anni veste la maglia della nazionale serba che ha vinto il titolo continentale nel 2019, ed è sicuramente uno degli atleti di maggior successo nel suo paese. Nel 2006 ha fatto il suo debutto nella squadra maggiore con cui ha giocato ben 289 partite ufficiali, dieci in meno di una istituzione quale è Goran Vujevic. Ha vinto il bronzo mondiale e cinque medaglie dai campionati europei, tra cui due ori. Ha anche cinque medaglie della World League, ha partecipato due volte alle Olimpiadi, ma non ha una medaglia del più grande evento sportivo del pianeta. L’ultima possibilità di conquistarla sarà quella di Tokyo 2020 ma prima i balcanici devono qualificarsi nel torneo che prenderà il via tra pochi giorni a Berlino. Il centrale Marko Podrascanin si mostra fiducioso in questo inizio del nuovo anno: «Sarà un anno ricco di emozioni, a fine di gennaio nascerà il mio secondo genito.  A livello sportivo ci giochiamo la qualificazione per la manifestazione a cinque cerchi, a trentadue anni sogno di dire addio alla nazionale con una medaglia olimpica, forse potrei continuare qualche stagione ma una chiusura con una medaglia a Tokyo sarebbe la migliore». Non ha avuto infortuni durante la sua carriera, tuttavia alla fine della scorsa stagione ha dovuto subire un intervento per rimediare una situazione non proprio piacevole. «La pulizia del tendine di Achille, che era cronicamente infiammato, ha prolungato la mia carriera. Mi sono trovato in una situazione in cui non potevo nemmeno camminare, ma lo staff medico di Perugia ha fatto un ottimo lavoro. Ho saltato la volley nations league ma sono rientrato a tempi di record. «Sono partito per Bari, sede del primo torneo di qualificazione olimpica, ma non è stato così bello dato che abbiamo fallito l’obiettivo. Poi però ci siamo rifatti ai Campionati Europei, la medaglia d’oro di Parigi è una grande sorpresa per alcune occasioni mancate. Non voglio dire che sia giusto o ingiusto, ma penso che meritiamo un posto alle Olimpiadi, se ci qualificheremo sono convinto che vinceremo anche una medaglia lì. Sarebbe bello finire la carriera con la nazionale in Giappone, il paese dove ho esordito nel 2006 ai Mondiali, ho bei ricordi di quel campionato, ho giocato nella stessa squadra con i miei idoli, è stata la realizzazione di un sogno». In tre lustri ha viaggiato in tutto il mondo, longitudinalmente e trasversalmente. «Sono grato allo sport per questo. Ci sono stati viaggi meravigliosi, compagnia meravigliosa, grandi vittorie. C’è stata anche tristezza, ma l’ho dimenticata rapidamente. Sono orgoglioso del fatto che siamo sempre stati al vertice, abbiamo sempre lottato per la medaglia. Ciò ci ha motivato ulteriormente e ci ha spinto in avanti.  Con una popolazione di sette milioni il nostro paese ha lottato con le superpotenze». In nazionale ha avuto gli ultimi due allenatori che sono passati anche per la panchina di Perugia. «Ho giocato con Nikola Grbic per diversi anni, è una leggenda in Serbia e della pallavolo mondiale. Abbiamo vinto due medaglie in World League. Poi è arrivato Slobodan Kovac che ha portato una nuova energia. Ho avuto la fortuna di lavorare con lui nel club, ed è stato uno dei motivi per cui ho firmato per Perugia in quel momento. Abbiamo un rapporto eccezionale, dentro e fuori dal campo. Amo la sua energia, il suo spirito allegro, ma anche il suo duro lavoro, che ci ha portato alla corona europea». In tutta la sua carriera, ha giocato praticamente solo per tre squadre, Vojvodina, Civitanova Marche e Perugia. «In realtà quando sono arrivato in Italia ho giocato a Corigliano. Ma sono quei tre club che hanno segnato la mia carriera. Macerata mi vide ai Mondiali del 2006 e mi comprò allora. Ho trascorso otto meravigliosi anni nel club marchigiano, sono stato capitano, ho vinto trofei, giocato con i migliori giocatori, ho avuto grandi allenatori. Poi ho ricevuto un’offerta da Perugia e sono qui da quattro anni, e spero di rimanerci ancora un po’ perché credo che avremo una buona squadra. Secondo me due cose vanno sempre insieme, un club solido e una squadra d’eccellenza. Sono consapevole che sto entrando nel mio trentatreesimo anno e che non durerà a lungo la mia carriera. Mi godo ogni allenamento e ogni partita, questo è ciò che mi rende felice ed è il motivo per cui voglio rimanere a Perugia».

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