Annalisa Maggesi: «Piccoli i sacrifici chiesti agli italiani»

Pianeta Volley
By Pianeta Volley Marzo 26, 2020 10:17
Maggesi Annalisa (camice)

Annalisa Maggesi

Tutti noi stiamo attraversando un periodo difficile che sta mettendo a dura prova le nostre certezze, le nostre abitudini e le nostre relazioni, in più i pallavolisti (e più in generale gli sportivi) sono fermi in una fase di stallo dall’equilibrio instabile in cui pian piano vedono crollare tutti i sacrifici fatti, i risultati ottenuti e i traguardi raggiunti in questa stagione agonistica. In questo momento così critico per tutto il mondo, ed in Italia in particolare, a parlare con cognizione di causa è Annalisa Maggesi, giocatrice di Ponte Felcino in serie B2 femminile che nella vita svolge la professione di infermiera: «L’impotenza di fronte al corso degli eventi è il sentimento che credo sia prevalente in ognuno di noi in questi giorni, l’unica arma che abbiamo è stare a casa ad aspettare che tutto si risolva. Sono infermiera di pronto soccorso e 118, lavoro in Toscana a Montepulciano da tre anni. Già di per sé l’ambito dell’emergenza rende l’attività lavorativa abbastanza movimentata quotidianamente, figuriamoci ora con una pandemia in corso. Lavoriamo in condizioni non ottimali a causa della complessità dei processi creatasi, i dispositivi di protezione individuale che abbiamo in dotazione devono essere utilizzati con estrema razionalizzazione altrimenti si rischia di non garantirli ai colleghi del turno successivo, molto spesso ci ritroviamo anche in situazioni che mettono in pericolo la nostra salute a causa di sbagliate convinzioni create dalle notizie false (le famigerate fake-news); ebbene sì, le persone omettono di avere febbre o sintomi respiratori per paura di non essere visitati. Il mio ospedale è chiuso (come dovrebbero essere tutti gli ospedali nel resto di Italia) a tutti i visitatori, se stai per partorire sappi che non riceverai nessuno in visita per congratularsi del nuovo nato, se tuo figlio sta male avrà un solo genitore ad assisterlo, se tuo nonno è in condizioni critiche non potrai stargli accanto nei suoi ultimi momenti di vita e a te nessun professionista sanitario rivolgerà parole di conforto in caso di lutto familiare. Potrei raccontare diversi aneddoti ma ormai il delirio sta nel quotidiano, come chi ad esempio arriva al pronto soccorso con attacchi di panico perché pensa di aver contratto il virus, o come le scene di disperazione di chi non può assistere il familiare morente. Più dei segni che lascia la mascherina portata per ore, più della sensazione di oppressione che hai in testa dopo che togli cuffia e visiera, più del bruciore alle mani che hai per la desquamazione da lavaggi continui, più del sudore che produci sotto il camice idrorepellente, oggi quello che mi fa più male ed è di difficile sopportazione è il taglio netto che è stato dato alle relazioni, al contatto e alla socialità. Non siamo eroi, questo lavoro lo abbiamo scelto, e non da ora ha messo a rischio più volte la nostra salute, siamo professionisti che vogliono garantire un’adeguata risposta di salute nonostante siamo fuori da tutti i limiti della normalità. Tutti noi possiamo contribuire in piccola parte a far sì che tutto questo finisca nel più breve tempo possibile, aiutiamoci tutti rispettando le regole anche se stanno mettendo a dura prova le nostre emozioni. Siate forti adesso come non vi è stato mai chiesto di essere, siate fiduciosi nella sanità che presto vi ripagherà, siate positivi perché il positivismo si sente anche a distanza, troncate tutte le critiche distruttive che avete dentro perché così distruggerete solo voi stessi. Presto torneremo in campo, torneremo alle nostre cene di squadra e alle nostre uscite, se il presto di cui parlo non è domani ma tra un mese, due o forse tre cosa conta rispetto al tempo di una vita»?

Maggesi Annalisa (tuta)

Annalisa Maggesi con la tuta di protezione

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