Federico Padella: «Dobbiamo lavorare in sicurezza»

Pianeta Volley
By Pianeta Volley Marzo 27, 2020 18:00
Padella Federico

Federico Padella

Fare il medico di questi tempi è complicato, e se la specializzazione non è tra quelle che sono godono del ‘privilegio’ di avere a disposizione i presidi sanitari che sono pochissimi e riservati per lo più agli operatori del 118. A raccontare come si opera in ambito sanitario oggi è Federico Padella, centrale del Monteluce di serie B maschile che è guardia medica a Camerino e come medico di reparto su un ospedale di comunità a Matelica: «Camerino è diventato ospedale per soli Covid-19, l’ospedale ha interrotto tutti gli altri servizi (radiologia, ambulatori, etc.), pertanto la mia postazione di guardia medica è stata spostata. Si cerca di lavorare come prima, con la stessa serietà e cura per il paziente, ma si hanno di fatto delle difficoltà, sia per quanto riguarda la carenza dei dispositivi di protezione individuale, sia perché si cerca appunto di limitare all’essenziale i contatti con le persone, quindi anche con i pazienti. Si va quindi a lavorare con meno serenità rispetto a prima, sia per la situazione generale, sia per la mancanza di valvole di sfogo a fine turno, come appunto lo sport, gli amici e la famiglia. Io personalmente sono in isolamento a Perugia e sto lontano dalla mia famiglia perché non voglio rischiare. L’attività di questi tempi è cambiata, i pazienti si rivolgono a noi solo per l’essenziale, prima chiamavano e pretendevano visite per molto meno, ora bastano consigli telefonici per essere rassicurati, chi richiede visite lo fa per cose serie di cui non può fare a meno. Il pronto soccorso a Camerino è vuoto, l’ambulatorio è vuoto. Sempre nelle Marche sostituisco anche un pediatra come attività libero professionale, prima visitavo 20-25 bambini in due ore, adesso nessuno. Questa è la testimonianza del fatto che la gente sicuramente ha paura, ma forse anche che prima si approfittavano un po’ del servizio. Oggi nel lavoro si cerca di avere meno contatto possibile col paziente, attraverso ricette per mail, consulti telefonici. Si nota sicuramente una rivalutazione della figura dell’operatorie sanitario, ma dall’altra parte quando dici che sei medico alcuni tengono maggiormente le distanze, come avessero paura insomma, e questo lo dico in generale, non solo quando sono in ambulatorio. Ognuno sta continuando a fare il suo dovere. Non ci dovremmo assolutamente sentire eroi e nessuno dovrebbe chiamarci come tali. Credo che a tutti i miei colleghi bastino semplicemente gli adeguati mezzi di protezione per fare il proprio lavoro senza rischi e il rispetto da parte dei pazienti, ora e quando questa situazione sarà finita».

NON PERMETTERE A NESSUNO DI CHIAMARTI EROE
(estratto della lettera di un medico ai suoi colleghi al tempo della pandemia)
Non permettere a nessuno di chiamarti eroe. Perché chi ti chiama eroe in tempo di guerra è lo stesso che in tempo di pace ha svilito, mortificato, dissacrato la professione medica.

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