Eduard Mayer: «Farmacie prese d’assalto»

Pianeta Volley
By Pianeta Volley Aprile 2, 2020 08:00
Mayer Eduard

Eduard Mayer

I giocatori della pallavolo fanno parte, per lo più, di una particolare categoria della popolazione, quella che vive il passaggio dalla fase di formazione a quella pratica. Tra i venti e i trenta anni si completa il ciclo degli studi e si entra nel mondo del lavoro. Se il momento in cui si effettua il passaggio coincide con una pandemia mondiale, e per di più la tua professione è farmacista, la vita cambia di colpo, questo è quanto successo ad Eduard Mayer, pallavolista a Gubbio in serie D maschile che afferma: «Mi sono laureato con il massimo dei voti, ma purtroppo nessuna base teorica ti aiuta in un momento così duro, dove la malattia che si combatte, oltre ad essere invisibile è anche sconosciuta. Fino qualche settimana fa la mia vita era per lo più incentrata sul lavoro e sulla pallavolo, mattina e pomeriggio in farmacia, la sera dritto in palestra a sfogare un po’ di tensione con i miei compagni di squadra. Ma ora le cose sono inevitabilmente cambiate e la rapida propagazione del Covid-19 mi ha costretto ad impiegare tutte le energie dietro al bancone, col sorriso sempre in volto ma nascosto dalla mascherina e con un po’ di timore che mi accompagna ogni volta che esco di casa. Timore del contagio e timore di poter contagiare le persone più a rischio, nonché la mia famiglia perché ad oggi, non ci è stato fatto alcun tampone e potrei essere anche un asintomatico. Dalla seconda metà di febbraio, dopo il primo italiano contagiato, le persone hanno iniziato a chiederci sempre di più di questo virus, cercando in Farmacia risposte incoraggianti, la mole di lavoro è cresciuta sempre di più a mano a mano che trascorreva il mese di marzo e che i casi di contagio si avvicinavano alla nostra regione. Fila incessante dal portone d’ingresso al banco (tra questi intercorrono diversi metri), con persone con mazzi di ricette in mano pronte a fare scorta di più farmaci possibile. Fila che ci ha costretto ad imporre delle limitazioni di ingresso, e che ci ha portato a dover sviluppare, come altre attività, strategie di vendita che potessero andare il più possibile incontro alla tutela della salute dei cittadini e della nostra (ad esempio consegne a domicilio gratuite per le persone impossibilitate ad uscire o comunque a rischio maggiore). Dall’inizio di marzo ad oggi il lavoro, oltre che aumentato, è diventato anche molto più faticoso a causa di mascherine, guanti in lattice, misure di sicurezza restrittive nonché della tensione crescente che ognuno di noi sente al suo interno e percepisce negli occhi di chi gli sta difronte. Le mascherine fanno sudare, rendono difficili le conversazioni con il cliente (aggravate anche dalla distanza di sicurezza interposta tra di noi e dai para-fiato in plexiglass che ci dividono), feriscono il naso e in generale sono un corpo estraneo a cui nessuno è abituato. Vanno tolte e indossate con delle giuste precauzioni (lavando le mani prima e dopo la rimozione della mascherina) e queste norme igieniche da rispettare, insieme alla costante fila (che ora si trova fuori dalla farmacia ma che comunque è presente), fanno sì che raramente la nostra postazione venga lasciata per andare a bere dell’acqua o semplicemente per fare una piccola pausa. Il telefono squilla costantemente e la stragrande maggioranza delle volte ci vengono richieste tutte quelle cose che nelle farmacie non si vedono più da tempo (es. mascherine, gel lavamani, alcol etilico e saturimetri). C’è una carenza generale di questi dispositivi in tutta Italia e noi stessi siamo costretti a riutilizzare per giorni e giorni le nostre mascherine, igienizzandole volta per volta e sperando che la loro efficacia non venga compromessa troppo. La situazione è grave e i clienti che non sanno dove trovare questi articoli, si arrangiano con rimedi fai da te. Non sono poche le persone che si presentano in farmacia con mascherine cucite a mano alle quali hanno attaccato delle garze in tessuto non tessuto, altri utilizzano disperatamente la carta da forno o addirittura assorbenti femminili i quali oltre ad essere un rimedio insolito non coprono nemmeno il naso e sono totalmente controproducenti. Con le limitazioni imposte negli studi dei medici di base e con le misure restrittive applicate dai pronto soccorso, noi farmacisti siamo stati presi d’assalto e il nostro ruolo in questo clima di paura è quello di informare, consigliare e a volte anche di supportare i cittadini che si rivolgono a noi. Fortunatamente da una settimana circa il flusso di gente che si reca in farmacia è diminuito notevolmente, come conseguenza di una presa di coscienza del cittadino e di uno spiccato senso civico. Bisogna ragionare come una squadra in cui vige il rispetto reciproco e come in una squadra bisogna restare uniti per inseguire un obiettivo comune che si sa, non è mai facile da raggiungere, ma necessita di sacrificio, sudore e di rispetto delle regole».

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