La Pallavolo cerca di capire come regolarsi sugli stipendi

Pianeta Volley
By Pianeta Volley Aprile 15, 2020 14:00
Montibeller-Bartocci

Rosamaria Montibeller e Stefano Bartocci

Mentre i virologi di tutto il mondo predicano prudenza e mantenimento dei provvedimenti sulle distanze sociali, le due leghe di pallavolo, femminile e maschile, studiano la possibilità di completare la massima categoria. Al momento, va sottolineato, per il campionato non è minimamente pensabile una ripresa, ma nemmeno ad essere ottimisti si può pensare ad una fase-due che possa permettere di tornare a giocare in sicurezza, pur senza pubblico. Messa da parte la premessa, gli atleti sono rientrati a casa o stanno per farlo, e i loro agenti di pallavolo sono alle prese con una delle problematiche più ostiche, dovendo discutere della proposta di un taglio degli stipendi. Tra i procuratori sportivi umbri che operano nel volley, il più esperto è Stefano Bartocci che parla del momento: «Non viviamo su Marte e sappiamo il momento che stiamo vivendo ma non siamo assolutamente d’accordo con la Lega. Bisogna essere onesti, i contratti della serie A1 femminile erano maturati per circa il 90%, la stagione regolare finiva il 28 marzo e per molte squadre non sarebbe durata molto di più perché rimanevano solo i play-off da giocare, e le atlete sono in palestra da agosto. Se vogliamo parlare del restante 10% ragioniamoci, se vogliamo parlare di spalmatura per il restante 20% ok, ma a quale atleta si pensa di convincere a rinunciare al totale 30% dell’ingaggio. Questa proposta viene vista come una presa in giro da parte delle atlete. E non può essere che siano solo le atlete e gli atleti a pagare il contributo più grande per tentare di salvare i club, anche senza girarci intorno sappiamo che non tutti i club avranno le forze per salvarsi economicamente e avere un futuro nella prossima stagione agonistica a prescindere dalle decurtazioni che però colpiranno alcune famiglie mettendole in crisi nel momento peggiore». In questi giorni c’è stato spazio alle idee più creative, tra le quali quella di staccarsi dalla Fipav o di creare una lega sulla falsa riga della Nba di basket americano. «Onestamente non lo credo possibile, magari fosse ma chi l’ha pensato ha visto solo alcuni degli aspetti positivi della cosa. Qui non si garantiscono nemmeno i contratti in essere, in Nba i sindacati sono organi influenti e le garanzie economiche sugli stipendi sono elevatissime. Se entri nel professionismo, perché di quello si parla, poi crescono gli obblighi di tutela, con annessi contributi e tasse varie, non puoi pensare di avere solo la ritenuta d’acconto. Per farla breve le società sportive spenderebbero il doppio e quindi questa idea cozza con la richiesta di riduzione di ingaggi fatta al giorno d’oggi». Molti club italiani hanno pagato già sette stipendi sui dieci previsti dagli accordi. La trattativa è collettiva ma poi le atlete saranno libere di fare le proprie scelte. C’è la consapevolezza che la situazione è complicata ma nessuno pare intenzionato a cedere qualcosa. A livello internazionale il mercato è in fase avanzata per le squadre migliori, i roster dei club più importanti sono in pratica completi. «Gli unici campionati che hanno decurtato sono in Polonia, a trattativa personale, ma in percentuali minori e solo per i mesi non giocati. È ovvio che le aziende soffriranno, ma è comunque presto per dire che gli sponsor non onoreranno i contratti in essere. Ci dovranno essere sicuramente aiuti di Stato. Le società sportive dovranno essere brave a chiedere degli incentivi per lo sport, altrimenti saranno in molti a chiudere, penso ad agevolazioni per le aziende che investono nello sport, nello spettacolo e nel sociale, con superammortamenti delle sponsorizzazioni, gli sponsor devono avere delle facilitazioni per continuare a finanziare lo sport altrimenti è logico che i fondi diminuiranno drasticamente. Questo però devono essere le istituzioni sportive a chiederlo al Governo, e devono farlo subito con progetti articolati, le idee ci sono e spero vengano messe su carta, invece di lottare principalmente sul taglio degli stipendi che è effimero e una medicina che allevia il sintomo ma non cura la malattia». Non vi è dubbio che in questa situazione ci rimettono di più le società che sarebbero arrivate fino in fondo alla stagione, dovendo rinunciare ad importanti incassi, come Perugia. Alcune hanno allo studio soluzioni alternative per aumentare le entrate, tipo un proprio canale tv per garantire la visione delle partite in attesa della riapertura totale dei palasport che potrebbe ritardare parecchio. Nel frattempo chi ha già allestito grandi squadre può interrogarsi se ha fatto bene i conti.

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