Luigi Bertini: «Il Volley dovrà riprendere all’aperto»

Pianeta Volley
By Pianeta Volley Aprile 23, 2020 08:00
Bertini Luigi (palloni)

Luigi Bertini

Capire da cosa è attesa la pallavolo nella prossima stagione è difficile. Tutti gli operatori del settore cercano di tenersi informati e di anticipare quali possano essere le mosse da fare per prepararsi al meglio. Qualcosa di più si capirà quando si entrerà nella fase-due, ma alcune considerazioni possono già essere fatte oggi. Interessanti quelle dei tecnici più esperti come ad esempio Luigi Bertini: «Sto seguendo con estremo interesse le dinamiche scaturite dal Covid 19, i vari interventi dei virologi e dei medici più accreditati, le conferenze stampa degli scienziati e degli esperti della Protezione Civile, non sempre rassicuranti e in sintonia tra loro. Ci hanno fatto compagnia le continue domande sull’evoluzione di questo coronavirus: se durerà in estate, se si potrà andare in vacanza, se ritornerà in autunno, quali saranno le modalità di passaggio alla seconda fase, quali sono i pericoli di ulteriore contagio e soprattutto le frenesie più assurde del mondo dello sport internazionale (che ha tentennato parecchio per rinviare Olimpiadi e Paralimpiadi al prossimo anno), o i soloni del calcio nostrano di serie A, più attenti a tutelare interessi economici e di sponsorizzazione piuttosto che la salute generale. La cosa ovviamente è in contrasto con le tante persone ancora in terapia intensiva, quelle in quarantena, i troppi deceduti in completo isolamento, quelli guariti, ma ancora straziati da questo ciclone invisibile…, ed infine, le nuove e inaspettate modalità di vita quotidiana, che ci ha assegnato un ruolo di segregati nelle nostre case. Se usciamo in auto dobbiamo autocertificare il percorso e il motivo dello spostamento; a piedi ci muoviamo con circospezione dietro mascherine, impensabili fino ad un mese e mezzo fa, facendo la fila per fare tutto. Ce n’è abbastanza per fare esercizio di pazienza, di autocontrollo e di resilienza. Abbiamo potenziato le nostre abilità informatiche, che sono l’unica nota positiva di questa pandemia. Personalmente riesco a fare lezione ed esami da casa, creando un’aula virtuale in videoconferenza. Queste novità sono già entrate stabilmente in quei settori produttivi dove occorre alleggerire la coesistenza fisica negli ambienti chiusi e limitare gli spostamenti per andare a lavorare, condividendo il lavoro da casa (smart working). A questo punto, le riflessioni non mancano nemmeno sulle prospettive della pallavolo, soprattutto giovanile, che da anni è uno dei miei interessi maggiori. Ho letto l’intervento di Remo Ambroglini, lo condivido in pieno, anche perché esprime il mio pensiero sulla delicatezza del momento e sull’importanza dei settori giovanili, che potrebbero approfittare di questa fase interlocutoria per pianificare nuove strategie, utili ad uno sviluppo maggiore ed uniforme del proprio movimento per i prossimi anni. Qui il Coni e la Fipav dovrebbero intervenire per aiutare maggiormente le società sportiva, non solo riducendo o eliminando i contributi per le iscrizioni e per i campionati, ma intervenendo per far alleviare le spese per l’utilizzo delle palestre e degli impianti, perché l’attività sportiva pomeridiana va considerata complementare con quella scolastica, e quindi anche di medicina preventiva, oltre che di servizio sociale per la collettività. Anche perché il paradosso è che l’utenza è la stessa della mattina, nel rispetto delle scelte individuali degli allievi che proseguono nelle società sportive di loro interesse. Il tutto andrebbe completato da una maggiore interazione con le scuole, che non dovrà essere mirata solo alla ricerca di atleti, ma ad una pratica sportiva più diffusa e capillare. Con il ritorno ad una semi-normalità, come sarà la nostra attività? Non ho idea di come saranno i prossimi criteri per gli sport di squadra, che anche se temporanei, devono consentire una certa attività senza mettere a rischio la salute. Il nostro sport si svolge al chiuso, in palestre non sempre perfette come igiene, vista la promiscuità col mondo della scuola, che la mattina utilizza spogliatoi e campi, e che nel primo pomeriggio non possono essere né puliti accuratamente, né tantomeno sanificati. Penso agli sciami di virus che potrebbero volare ed essere inalati o posarsi su indumenti ed oggetti. Vogliamo parlare dei palloni e dei vari attrezzi? Non credo che ci si possa allenare con la mascherina e con i guanti. Che fare allora? La soluzione ovvia sarebbe il vaccino, che a quello che si sa, prevede tempi lunghi. Io sono quindi per un cauto ottimismo in un clima molto attento e responsabile, appena avremo la possibilità di riprendere l’attività, che potrebbe iniziare anche all’aperto, adattandoci alle difficoltà temporanee. Poi si spera di tornare presto ad una completa normalità. Il mondo giovanile sportivo scalpita da tempo per riprendere, anche se parzialmente le proprie consuetudini. Ma ci sono da analizzare alcuni comportamenti: con le ragazzine, ad esempio, fino a qualche mese fa si faceva fatica a volte a convincerle a non farle bere nella bottiglia della compagna; inoltre lo sport femminile vive molto di affettuosità nei saluti, e di carinerie spontanee, che sarà difficile contenere. Speriamo che tutte si possano controllare anche in questo. Nel frattempo, dall’inizio di questa pandemia, anche nelle squadre di Pallavolo Perugia, ci si dà appuntamento nel tardo pomeriggio su una delle tante piattaforme online, attraverso cui gli allenatori indirizzano le proprie atlete in determinati esercizi fisico-tecnici, anche se molto ridotti, con la possibilità di seguire e monitorare l’attività individuale sul proprio schermo o televisore. Questo credo che sia per le atlete un’ottima modalità di mantenere inalterato il senso di appartenenza e di attaccamento alla propria squadra condividendo con l’allenatore momenti impegnativi, ma espressi in forma simpatica. Non è raro veder partecipare anche qualche genitore a queste iniziative, impensabili fino a poco tempo fa, che ci danno ragione su quello che abbiamo seminato per mesi in palestra, non tralasciando che tutto questo fa rima con responsabilizzazione e autonomia individuale. Lo sport assume, quindi, un ruolo ancora più importante all’interno delle famiglie, perché più consapevolizzato e partecipato, appunto perché frutto di una scelta volontaria e desiderata. Ho voluto proporre agli allenatori una semplice pianificazione per rendere più sistematico l’intervento, anche se l’omogeneità di lavoro risulta complicata per gli spazi limitati e per la mancanza di veri e propri attrezzi. Intanto si va avanti così, rimanendo col motore al minimo. Vedremo gli sviluppi, che in questo caso, saranno soprattutto sanitari e di libertà di movimento in tutti i sensi».

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