Marko Podrascanin: «Grazie Perugia, sei stata la mia famiglia»

Pianeta Volley
By Pianeta Volley Aprile 13, 2020 12:00
Podrascanin Marko

Marko Podrascanin (foto Michele Benda)

I giocatori vanno a vengono, la squadra resta. Alcuni atleti lasciano più il segno di altri, non perché sono bravi e forti, ma perché sono anche umani. Non perché spiccano sugli altri nel tabellino dei punti a fine partita, ma perché la grinta e la cattiveria che mettono è uno stimolo e una guida per i compagni. Non perché combattono per la maglia, ma perché danno tutto quello che hanno a prescindere. Sono quei giocatori che magari non inseguono i ‘like’ sui social, ma sono spontanei e genuini, per questo più apprezzati dagli sportivi. Sono quei giocatori che magari dopo quattro anni in una squadra ne avrebbero voluti fare altri due. Sono quei giocatori che non hanno mai messo i soldi dell’ingaggio davanti alla loro qualità di vita. Sono quei giocatori che quando se ne vanno via sentono la necessità di salutare e ringraziare sinceramente tutti. Leggere una dichiarazione d’amore da chi è stato lasciato non è frequente. Accade oggi alla Sir Safety Conad Perugia di superlega maschile che, a campionato bruscamente terminato, legge le commoventi parole di Marko Podrascanin che, come sapevamo da tempo, dice ufficialmente addio alla squadra: «Ricordo ancora l’emozione del giorno in cui decisi di venire a Perugia. Non sapevo bene cosa aspettarmi, non conoscevo bene la città e la realtà che avrei vissuto. Ero certo e convinto che mi sarei unito ad una squadra che aveva altissime aspettative e ad una società vogliosa di raggiungere traguardi importanti. Sapevo che avrei giocato al fianco di uomini straordinari, giocatori di alto livello. Mai avrei immaginato di vivere un sogno, di conoscere allenatori straordinari, di avere il privilegio di lavorare con uno staff meraviglioso, dirigenti, stampa e fisioterapisti che mi hanno fatto sentire come a casa, accogliendomi come un fratello e parte di una fantastica famiglia. Di conoscere dei tifosi che mi hanno sempre incitato e saputo aiutare nei momenti di difficoltà. I cori, gli applausi, il calore degli abbracci, il dolce rumore assordante del palazzetto hanno reso indelebile questo viaggio durato quattro anni dove abbiamo vinto cinque trofei, tra cui la tripletta che resterà il traguardo più importante della mia carriera. Parte del mio cuore sarà a Perugia e Perugia batterà per sempre nel cuore di mio figlio Matija che ci è nato. Auguro a tutti una serena Pasqua, per un’ultima volta voglio gridare con tutti voi: se schiaccia il Potke devi saltare».

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