Mirco Giappesi: «Covid-19, occasione per crescere»

Pianeta Volley
By Pianeta Volley Aprile 19, 2020 12:00
Giappesi Mirco

Mirco Giappesi

La situazione generale tende al miglioramento ma si attendono ulteriori sviluppi positivi per poter dire che il peggio è davvero alle spalle. Nel frattempo gli operatori sportivi riflettono sul momento e si interrogano sul futuro. Specie chi con la pallavolo ci campa, come ad esempio l’allenatore Mirco Giappesi che afferma: «La situazione sanitaria, sociale ed economica che stiamo vivendo in questi primi mesi del 2020, finirà per essere ricordata come uno dei momenti più critici ed ostili della storia e diventerà fonte di studio e di ricordi per le future generazioni. L’emergenza coronavirus, che ha praticamente interessato quasi tutto il pianeta, ha intaccato e destabilizzato tanti settori e attività dei paesi che ne sono stati colpiti, creando problematiche, conseguenze e tante incertezze per il futuro. Lo sport, fin dall’’inizio, proprio per la sua vocazione sociale, ha subito uno stop forzato ed è significativo che la sua manifestazione più importante ovvero i Giochi Olimpici siano stati rinviati di un anno, per permettere poi, speriamo, di essere vissuti nel 2021 con uno spirito nuovo in un mondo che avrà ritrovato la sua pace. Sono tante le considerazioni che possono essere fatte, come tante le notizie, i numeri, le diatribe politiche che oggi giorno siamo costretti a subire nel nostro forzato isolamento sociale. Credo che sia difficile, per chi in questo momento, deve prendere decisioni, avere delle certezze su quali siano i giusti provvedimenti che devono essere attuati, dovendo bilanciare ed equilibrare, da una parte la salute, ma dall’altra la vita economica e sociale del nostro paese. Mi preoccupa ovviamente il quando potremo gradualmente tornare alla normalità, che però non sarà più la stessa di prima, ma soprattutto il come, visto e considerato che fino a che non sarà trovato un vaccino, dovremo in qualche modo convivere con questo virus. Chi ha fatto come me, dello sport, la sua principale professione, vive in questi giorni, nella più totale incertezza su quello che ci aspetterà nel futuro, sul quando e come si ripartirà, su che basi economiche ed organizzative, le società sportive avranno la possibilità e la forza per poter ripartire. Troppo spesso ci si dimentica della grande valenza sociale, educativa, sanitaria che lo sport ha insita nelle proprie attività, e del poco spazio e della poca importanza che gli viene dato e riconosciuto a livello politico ed economico. Fino a che lo sport, tutto lo sport e soprattutto quello di base, non riuscirà a stimolare un passaggio culturale nel nostro paese, la tanto famosa ‘cultura sportiva’, lo stesso avrà sempre un ruolo di secondaria importanza sul tavolo dei potenti. Nello specifico, la pallavolo non è passata immune da questa tempesta, ed è oramai un mese e mezzo, che non sentiamo più sbattere i palloni sul parquet. Chi vive di questo e per questo, ovviamente, sente molto la mancanza della palestra, con tutti i suo riti ed aspetti, il preparare allenamenti, il correre da una palestra all’altra, l’organizzare le trasferte, oserei dire, anche in forma provocatoria, il combattere e discutere con i genitori, ma quello che manca di più è il rapporto con i ragazzi, lo stare insieme in campo, il vederli crescere e migliorare, con tutte le inevitabili problematiche nel  gestirli, educarli e indirizzarli verso una sana e corretta mentalità sportiva. Ed è proprio a tutti questi ragazzi e queste ragazze, ma penso anche ai bambini più piccoli, che sono stati privati in questo momento storico delle proprie libertà, privati di due mattoni fondamentali della loro crescita, quali la scuola e lo sport, e che nonostante tutto, sono stati ligi al dovere di rimanere chiusi in casa, dando esempio di grande maturità e responsabilità sociale, lontani, fisicamente, da amici, compagni di scuola e di sport, da storie affettive, magari appena sbocciate,  da nonni e parenti, che deve essere  rivolta la più grande attenzione, facendo si, che prima possibile, sempre in estrema sicurezza, possano riappropriarsi della loro quotidianità. Mi auguro, quindi, che presto si possa ripartire. Mi auguro che le attività sospese in questi mesi possano essere recuperate magari a giugno e luglio. Mi auguro che a settembre si possa ripartire per una nuova stagione sportiva, ancora più carichi ed entusiasti di prima. Mi auguro che il Governo approfitti di questa ‘maledetta’ occasione, per comprendere quanto lo sport e la scuola, siano capisaldi fondamentali e strategici per uno Stato che vuole definirsi moderno, cercando con specifici e mirati provvedimenti di sostenere economicamente (penso a sgravi fiscali per i tanti importanti sponsor, penso a riduzione tasse gare ed iscrizione ai vari campionati, penso ad una ulteriore e più alta quota di deducibilità fiscale per le quote attività sportiva per le famiglie, penso ad una riduzione dei costi orari per utilizzo degli impianti da parte dei comuni e provincie, penso  ad un definitivo e riconosciuto inquadramento lavorativo per i tanti professionisti che lavorano nello sport) ed istituzionalmente tutte le varie agenzie che portano avanti tali attività: le federazioni sportive, gli enti di promozione sportiva, le società sportive e tutte le persone che lavorano, si impegnano e si spendono per far crescere le future generazioni. Mi auguro che l’attività sportiva, al pari del turismo, possa essere un nuovo traino economico per la nostra Italia che si troverà a dover affrontare un nuovo difficile momento di instabilità economica, e che possa finalmente far leva investendo in questi settori troppo spesso dimenticati ma che sono pieni di eccellenze che tutto il mondo ci invidia. Mi auguro, infine, che questa incosciente missione che tanti come me hanno intrapreso e che ne fanno la principale fonte di reddito, possa avere continuità e stabilità per continuare a pensare e sostenere che a volte una passione può diventare anche un lavoro».

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