Mirko Nocchi: «Febbraio terribile a Lodi»

Pianeta Volley
By Pianeta Volley Aprile 16, 2020 10:00
Nocchi Mirko (bandiera)

Mirko Nocchi

Fare il vigile del fuoco di questi tempi è ancor più complicato, se poi lo fai a Lodi allora capisci immediatamente che le situazioni da affrontare sono di assoluta emergenza. Questo è capitato a Mirko Nocchi, ex giocatore ed oggi allenatore di pallavolo che racconta la sua esperienza: «Lavoro da quasi un anno come capo squadra a Lodi. Febbraio è stato un mese duro a Lodi. Il giorno 6 la mia squadra è stata la prima ad intervenire sul disastro ferroviario. Poi il 20 a Codogno, dopo un soccorso a persona ferita in casa, abbiamo ricevuto la notizia del primo caso rilevato. Sono scattate le prime restrizioni, e 24 colleghi su 80 complessivi nel Comando sono stati messi in isolamento in quanto residenti nella prima zona rossa (undici comuni del lodigiano). Sono arrivati i primi dispositivi di protezione individuale (dpi) e le prime procedure sulle metodologie d’intervento, mentre, ovviamente saliva la tensione tra noi. Mentre le ambulanze in continuo andirivieni in emergenza passavano di continuo, noi vigili del fuoco siamo stati coinvolti nel recupero di tutte le persone che erano rimaste in casa bloccate e che il personale del 118 non riusciva a trasportare… molte inferme… molte già morte, sui letti o sui divani. Lo scenario è stato forte, si percepisce la sofferenza e l’impotenza delle persone. Ogni volta che si andava in interventi di questo tipo, io dovevo valutare lo scenario e i miei vigili dovevano indossare oltre alla divisa i presidi sanitari ed eseguire tutto il processo di sanificazione dopo aver effettuato lo stesso intervento prima di risalire sul mezzo. Purtroppo, oltre alle difficoltà lavorative, siamo dovuti stare forzatamente isolati dalle nostre famiglie e dai nostri affetti in quanto sottoposti ad esposizione al rischio. Quindi anche quando sono tornato in Umbria, ho osservato l’isolamento e sono stato controllato giornalmente da un medico dell’azienda sanitaria locale del reparto infettivo. In questo periodo ho continuato ad allenare, tanto per non perdere il vizio, collaborando con una il San Fereolo Lodi che milita in prima divisione femminile. In questo periodo di forte preoccupazione e di grande stress sotto il profilo personale e professionale, ci si stringe intorno ai colleghi, ragazzi giovani che ci mettono l’anima in quello che fanno e si cerca di andare avanti, gioendo, magari, di tanto in tanto, quando ci giungono notizie che alcune delle persone soccorse sono guarite».

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