
Si profila un periodo particolare nella serie A1 femminile di pallavolo che ancora non ha completato del tutto il girone di andata ma vede saltare alcuni appuntamenti a causa della positività al Covid-19 di atlete in diverse squadre. Una di queste è la Bartoccini Fortinfissi Perugia che è praticamente stata decimata per il contagio di sette elementi, l’ultima è stata riscontrata ieri in seguito ai tamponi effettuati martedì. Le magliette nere lavorano insomma in condizioni precarie, non sapendo ancora quando potranno tornare al completo, né quando tornare a giocare. Una situazione complicata che ha portato lo stesso allenatore Davide Mazzanti ad isolarsi dalla sua famiglia: «In questo momento vivo nel camper che avevo preso qualche mese fa per girare l’Italia e stare vicino ai club minori. Evidentemente nulla capita per caso. Ci sto bene, ho tutto quello che mi serve, sono un tipo abbastanza spartano, ovviamente mi manca stare vicino a Gaia e Serena, so che durerà un po’ ma passerà questo periodo». Parcheggiato nallo spiazzo di casa Giovi, nella periferia perugina, elabora le sedute tecniche per la squadra che allena dal 29 ottobre scorso. «Mi aspettavo che ci fosse un salto di qualità al mio arrivo, dovuto al cambiamento e alla ventata di novità che di solito accompagna un avvicendamento in panchina, ma sapevo che dopo il primo periodo ci sarebbe stato un calo, la novità dura un tempo limitato, il vero lavoro del gruppo lo vedremo da ora in poi. Quando uno entra in corsa in un collettivo l’aspetto più facile è allenare a pallavolo, l’aspetto più difficile è gestire le persone, anche perché nel mio modo di fare definisco una gerarchia ed è un aspetto difficile da digerire, soprattutto se uno arriva con una idea diversa di gioco e con aspettative, questa cosa può creare dei mal di pancia». Malgrado si sperava che la pandemia potesse restare ai margini della squadra, il tecnico di origine marchigiana aveva messo in preventivo che il Covid-19 avrebbe potuto colpire il team. «Nessuno è esente da questa malattia. Non ho pensato a preparare un piano B perché le incognite sono troppe, quante persone possono essere colpite, in quali ruoli… sarebbe stata una perdita di tempo pensare a come gestire questa eventualità. In questa situazione bisogna allenare con fantasia, mi sono trovato con la maggior parte delle atlete negative che sono quelle che hanno avuto meno spazio sino ad ora e gli dedico un’attenzione particolare, cerco di essere il più creativo possibile nelle proposte in modo da stimolarle negli allenamenti. Riusciamo ad allenare anche col metodo globale grazie all’utilizzo di qualche sparring-partner, non riusciamo a fare il sei contro sei ma per il resto facciamo quasi tutto». Giunti a metà campionato la classifica è avara, il penultimo posto non rende merito alle aspettative delle perugine che hanno un potenziale tecnico e di esperienza tale da poter puntare più in alto. «Esattamente come nel momento in cui sono arrivato sono convinto che non sia scontato quello che dobbiamo fare e che ci giochiamo tutto adesso, vedremo il nostro valore e la nostra capacità di essere squadra. Resto ottimista per aver visto delle cose buone nella correlazione muro-difesa, non mi aspettavo che le ragazze fossero già così efficaci, l’aspetto in cui dobbiamo lavorare di più è l’attacco dove secondo me abbiamo ampi margine di miglioramento. Non ho tracciato nessun ruolino di marcia per il girone di ritorno, non so nemmeno quale sarà la successione del calendario visto che abbiamo già tre partite da recuperare e non si sa quando saranno giocate, il fatto di non avere ben definita una programmazione rinforza l’idea che è un anno particolare e ciò non ti permette di avere una programmazione precisa sui carichi di lavoro».
