
Ci si affretta ad elogiare la reazione del gruppo dalle parti della Sir Safety Conad Perugia che ha pareggiato i conti e riaperto la serie di finale nei play-off scudetto. I tifosi di fede bianconera inondano di complimenti i loro beniamini, nei social dominano naturalmente i complimenti a Leòn che è stato devastante con i suoi 38 punti, ma viene osannato anche capitan Atanasijevic che finalmente è tornato in campo ed ha potuto dare il suo atteso contributo. Quattro giorni prima erano suonate le campane a morto, domenica hanno suonato quelle a festa. Ribaltare la situazione con Civitanova Marche non era facile, ma soprattutto in pochi ci credevano. Ed invece l’esonero di coach Heynen e la promozione di Fontana alla guida dei block-devils è riuscita a compiere l’impresa. Pur non essendo al top della condizione Aleksandar Atanasijevic ha fatto pesare la sua presenza: «Quando ci si trova spalle al muro uno tira fuori qualcosa in più. E così abbiamo fatto stavolta. Giocare cinque set non è stato facile perché quando all’improvviso devi fare una partita così importante è pesante anche per uno che ha esperienza. Non sono al massimo, ma più tempo passo in campo più troverò la palla giusta». Da tifoso a bordo campo a protagonista e motivatore nel rettangolo, il passo è avvenuto per l’opposto serbo che è stato festeggiato dai compagni di squadra a fine gara. Pensa ad incoraggiare i compagni il libero Massimo Colaci: «Atanasijevic non attacca come al solito perché non lo ha fatto da mesi. Lo sapevo che avrebbe fatto fatica, ma averlo in campo cambia. È un carismatico, a volte anche troppo. Con lui che gioca anche l’attenzione degli avversari cambia. Sono contento che sia tornato e spero che ora possa recuperare per gara-3 perché ancora non abbiamo fatto niente. Plotnytskyi è alla prima finale scudetto e l’ha interpretata con grande personalità, pur soffrendo in attacco, ha retto bene in ricezione e soprattutto ci ha dato nel terzo e nel tie-break la spinta in più con la battuta. Dopo aver perso la prima sfida ci siamo parlati e ci siamo detti che avevamo voglia di allungare la serie. Ci abbiamo provato mettendo intensità e aiutandoci il più possibile. Ci siamo riusciti e sono orgoglioso di questo». Logico però che la parte più importante l’abbia recitata lo schiacciatore cubano Wilfredo Leòn autore di una prova mostruosa: «Non ho guardato le statistiche. Quello che importa non sono i miei 38 punti, ma la prestazione della squadra. Sono stati tre giorni difficili che abbiamo superato con una prova d’orgoglio. Un grazie anche al tecnico Heynen che ci ha portato a giocarci una finale scudetto». La vittoria in trasferta mancava ai perugini nella finale, se non altro la lotta per il tricolore torna più che mai avvincente.
