Dragan Travica: «Il razzismo non mi appartiene»

Travica Dragan
Dragan Travica (foto Michele Benda)

Strascichi di polemiche, forse inevitabili visto il momento delicato della stagione, stanno tenendo banco nel massimo campionato di pallavolo maschile. Il parapiglia generatosi alla fine di gara-uno in semifinale scudetto tra Perugia e Modena ha costretto il giudice unico nazionale a squalificare il cubano Leal, reo di aver spintonato e tirato un calcio nel mucchio, nel tentativo di raggiungere Travica. Le tifoserie si schierano dalla parte dei propri beniamini ma per giustificare un gesto davvero inqualificabile come quello visto in diretta mercoledì sera al palasport di Pian di Massiano, ha preso piede la tesi che l’atleta dei perugini abbia rivolto insulti razzisti al collega emiliano. In merito alla vicenda, che ha preso una brutta piega anche per l’aggredito, è proprio Dragan Travica a chiarire: «Bisogna essere molto lucidi in questo momento e su un tema molto delicato come il razzismo. Tutta questa storia non corrisponde a verità! Tra me e Leal durante la partita ci sono state le solite scaramucce da campo. Ci siamo beccati, ci siamo dati del coglione, non è uscito niente di più e di diverso né dalla mia bocca né dalla sua. A fine partita è venuto verso di me, pensavo volesse chiarire e invece c’è stato l’episodio del calcio che hanno visto tutti. In seguito, è venuta fuori questa storia inventata dell’insulto razzista. Da quel momento mi stanno scrivendo ogni minuto che sono razzista, che devo andare in galera e che devo morire… una roba assurda! Io non sono assolutamente razzista e non devo neanche giustificarmi di una cosa che non ho mai fatto. Non ho mai detto a Leal assolutamente niente che possa riferirsi al razzismo, non appartiene proprio al mio mondo e lo voglio sottolineare perché si sta insinuando da due giorni questa cosa per rigirare la frittata, per screditare il mio nome, per giustificare il calcio o non so perché altro. È una cosa bruttissima, non si può utilizzare al giorno d’oggi il termine razzismo, un tema così delicato, in maniera fasulla. Se non verrà chiarita come merita la vicenda, esposta in maniera falsa e vergognosa, agirò per vie legali. Il campo è una cosa, il razzismo e la violenza sono cose invece delicate e pericolose da cui sono lontano».