
Un guerriero. Questa è la definizione migliore che si può dare ad una persona che per ventuno anni ha combattuto contro ogni sorta di problema di salute. Nel 2001, proprio nel giorno del suo quarantaduesimo compleanno, dopo aver donato il sangue come abitualmente era solito fare, emersero dei valori anomali nelle analisi, fu così che venne a sapere di avere la leucemia. Da quel momento è cominciato il calvario di Franco Fiscella che, tra alti e bassi, ha affrontato la malattia e tutte le sue conseguenze. L’operazione di trapianto del midollo osseo non totalmente compatibile ebbe delle complicanze che si trascinarono per il resto della sua vita. Problemi al polmone, al rene, allo stomaco, alla circolazione… non si possono nemmeno elencare tutti i guai che si è trovato a sfidare. Più volte considerato senza speranza, li aveva superati tutti, come un vero combattente che non si arrende mai. Il suo fisico però si era indebolito parecchio e stanotte, dopo l’ennesimo ricovero per un ulteriore aggravamento, ha esalato il suo ultimo sospiro. Se n’è andato a 63 anni, lasciando nel dolore il fratello Michele, i nipoti Alessio e Giulio, ed i tanti amici. Aveva iniziato a giocare a pallavolo da giovane a Monteluce, nel quartiere dove era nato e cresciuto, arrivando a militare in serie C1, che al tempo era una categoria interregionale. In seguito, si era trasferito a Ponte Felcino dove aveva maturato una esperienza importante, e infine a San Sisto sino alla forzata interruzione per motivi di salute. Era rimasto vicino alla pallavolo seguendo le vicende del gruppo di Geriatria Volley, ritrovo di veterani che nel 2014 lo vide anche sedere in panchina come allenatore in una partita del campionato over 40 che venne disputato in Umbria. Per tutti era lo ‘Zio Franco’ soprannome che gli aveva attribuito il compianto Claudio Giri. Lo sport gli era parte imprescindibile delle sue giornate, anche se non poteva più fare sforzi massimali, se la giornata era bella una passeggiata al Percorso Verde non se la lasciava sfuggire, altrimenti due passi sul tapis roulant che aveva comprato e teneva in casa. Questo finché il suo fisico glielo ha consentito. Negli ultimi dodici mesi la sua situazione si era aggravata e non si contano le volte che era entrato e uscito dall’ospedale, ma la sua tenacia lo aveva tenuto sempre in piedi, contro ogni diagnosi medica. Una vita piena di ostacoli che solo un guerriero come lui ha potuto affrontare e superare, sino a quello di questa notte che si è rivelato insormontabile. La camera ardente sarà allestita alla Casa Funeraria Arof situata nella zona industriale di Ponte San Giovanni dalle ore 16 di oggi pomeriggio. Le esequie si terranno alla cappella dell’ex policlinico di Monteluce sabato mattina alle ore 10. La salma sarà poi tumulata al cimitero di Perugia.
La morte non è una luce che si spegne.
È mettere fuori la lampada perché è arrivata l’alba.
