Wilfredo Leòn: «Gioco a Perugia per altri due anni»

Leòn Wilfredo (esultanza)
Wilfredo Leòn (foto Lukasz Laskowski)

L’eliminazione alquanto sorprendete dai play-off scudetto, ed in particolare stupefacente ai quarti di finale, ha creato sconforto alla Sir Safety Susa Perugia. In particolare, sono stati i tifosi a cominciare a puntare il dito sugli atleti e sullo staff tecnico che non hanno reso come da aspettative. Nei social uno dei più presi di mira è stato il capitano Wilfredo Leòn, uomo dal quale ci si attende sempre qualche giocata straordinaria, ma che nell’ultimo periodo ha palesato qualche difficoltà. Il fuoriclasse cubano non ha gradito le critiche ed ha risposto rilasciando una intervista alla stampa polacca: «Sono sempre esigente con me stesso, ma nonostante quello che si dice di me, penso di aver dato il massimo e volevo davvero vincere con Kedzierzyn-Kozle e Milano, non mi va giù come finisce questa stagione per noi. Anche negli anni precedenti ci sono stati dei problemi, ma siamo riusciti ad arrivare alla finale del campionato. Cosa è successo non posso rivelarlo perché alcune cose devono rimanere nello spogliatoio. Sta di fatto, però, che una squadra che ha iniziato la stagione con trentatré vittorie, ha subito molte critiche dopo la prima sconfitta nella semifinale di coppa Italia. Non è stato facile per la squadra uscire dalla crisi in fretta. Alcuni ne risentono di più, altri di meno delle opinioni forti degli sportivi e dei giornalisti. Quello che mi infastidisce molto, però, è che persone che sanno come lavoriamo quotidianamente ci giudicano negativamente e cercano problemi dove non ce ne sono. Le critiche sono sempre peggiori quando arrivano dal club. Le persone dall’esterno non sanno come ci alleniamo, cosa facciamo, spesso persone che non sono mai state in campo e non capiscono com’è la pallavolo dall’interno. Alcune persone sono dure nei confronti di alcuni problemi e ne ignorano completamente altri dove risiede il vero problema. L’eliminazione dalla champions league è stata dolorosa, tutti abbiamo cercato di schiarirci le idee nel giorno libero. Sembrava che alcune persone sentissero che la pressione era diminuita e dopo un giorno di pausa la squadra è tornata in palestra motivata. Per quanto riguarda l’ultima partita contro Milano, siamo partiti bene. Poi sono sorti problemi. C’erano situazioni che ancora non capisco, opzioni che mi lasciavano perplesso. Guardando le statistiche dei fondamentali (attacco, difesa, ricezione) erano a nostro favore, ma non siamo riusciti a vincere. Ci siamo allenati bene prima della partita di Pasquetta. Mi sono preparato con la formazione titolare per tutto il tempo. All’ultimo minuto, l’allenatore ha deciso che non sarei andato in campo. Penso che sia stato strano per tutta la squadra. Ci siamo preparati per questa partita per tre giorni ed ero sempre nella formazione titolare durante l’allenamento. Ho rispetto delle persone che decidono di cambiare all’ultimo momento. C’è una frase in spagnolo che può essere tradotta in questo modo: “Se muori perché lo vuoi, la morte per te ha il sapore della gloria”. Per sapere quale sia stata la ragione della scelta bisogna chiedere all’allenatore. Io stesso il mercoledì successivo ho chiesto ad Anastasi se fosse stata una sua decisione o del presidente Gino Sirci. Abbiamo vinto il primo set, ma nel secondo ci sono stati problemi. Tuttavia, non ci sono stati cambiamenti. Nel quarto set, dopo diverse azioni perse, sono stato chiamato ad entrare, mi chiedevo perché in quel momento. Io mi sento bene fisicamente, le statistiche, sono disponibili su internet e chiunque può confrontare come è stata la mia stagione con quella precedente. Non risento dell’infortunio dell’anno scorso, per la prima volta dopo anni concludo la stagione senza problemi di salute. Negli ultimi due o tre anni ho cambiato un po’ la mia opinione sul tipo di pallavolo migliore, nella pallavolo cubana e russa la forza è il valore più grande. Ora so che non c’è solo la potenza, anche se molti dicono che è la mia più grande risorsa. So di avere questa qualità ed è una parte indispensabile, naturale delle mie capacità, che utilizzo quando ne ho l’opportunità, ma d’altra parte, quando la palla non è perfetta, cerco un altro modo per prolungare l’azione. La pazienza è molto importante in questo gioco. Capisco che sarebbe meglio chiudere l’attacco al primo colpo dopo la ricezione, ma quando la palla non è comoda bisogna essere preparati ad altre soluzioni. Per quanto riguarda il mio rapporto ho altri due anni di contratto e finora nessuno mi ha parlato di un cambiamento. Non leggo quello che c’è scritto sui giornali o sul web, non voglio essere nervoso. Ho saputo dai miei amici che sono accusato di non concedere interviste dopo aver perso le partite e di mettermi in mostra dopo aver vinto. Chi mi conosce dovrebbe sapere che non amo molto le interviste, anche dopo aver vinto. Le sconfitte mi fanno male e dopo la fine di una partita del genere l’ultima cosa che voglio fare è parlare con i media, so che ho bisogno di un momento per raffreddare le mie emozioni, altrimenti potrei dare risposte spiacevoli».