
Non è riuscita stavolta a confermare il pronostico, semmai ad inizio stagione si possa pensare che i pronostici possano essere rispettati, la Sir Safety Conad Perugia è terminata al tappeto in semifinale cedendo in soli tre set ad un coriaceo e ben organizzato Trento. Inutile nasconderlo, i dolomitici adesso giocano meglio, difendono tanto e in alcuni momenti fanno cose straordinarie. In questi casi provarci non basta, bisogna lottare, soffrire, stringere i denti e crederci. Peccato, c’è del rammarico perché la competizione, sebbene sia quella di minor importanza, era un obiettivo della società sportiva bianconera. I block-devils assumono così maggior consapevolezza che c’è da lavorare per fare meglio quelle cose che poi ti fanno vincere contro le grandi squadre. Alla distanza la tenuta dei perugini non ha retto all’urto di un avversario più scaltro e cinico nei momenti topici. Si mastica ancora una volta amaro di fronte ad una nemica giurata, la stessa che aveva rifilato una delusione in champions league nella scorsa stagione, e nella tifoseria subentra un po’ di sconforto per una prestazione in cui la squadra è sembrata non metterci il cuore. A caldo l’analisi dell’allenatore Nikola Grbic: «Trento ha vinto meritatamente perché ha giocato meglio a pallavolo. Loro hanno un assetto migliore in ricezione ma noi avremmo dovuto fare le cose meglio. Noi siamo mancati nelle situazioni dove li abbiamo messi in difficoltà in ricezione, non abbiamo saputo approfittare delle poche occasioni avute, e quando avviene questo sei destinato a perdere. A occhio in tutto il match i nostri avversari hanno attaccato due o tre volte dalla seconda linea, e quando il punto non era importante. Nel terzo set ho provato a cambiare assetto, Rychlicki era in grave difficoltà, quello che poteva fare meglio da opposto era Anderson ma era comunque un assetto che non avevamo mai provato e alcuni palloni, quelli che alla fine ci sono mancati, sono derivati anche da questa mancanza di rodaggio. È mancato anche un pizzico di fortuna verso la fine del set, ma la pallavolo è fatta anche di episodi che possono invertire il senso di una partita, due sono stati decisivi, la palla attaccata da Rychlicki, senza muro su cui hanno difeso e fatto punto, e poi subito dopo il nostro muro a tre su Michieletto che gli è rimbalzato addosso ed è caduto dalla nostra parte. Sono dettagli che incidono. Da lì ci siamo spenti completamente, subendo troppo. La pressione non penso che abbia avuto chissà quale ruolo. È una bella lezione per noi, abbiamo lavoro da fare e ne avremo tempo. In allenamento lo stiamo facendo bene, dobbiamo cominciare a farlo anche in partita». Sintetico il commento del capitano Wilfredo Leòn: «Non sono la persona migliore per dire cosa ci è mancato, posso dire che abbiamo sicuramente molto margine di miglioramento. Non è stata la partita che avremmo voluto fare, ma la squadra è unita e andremo avanti insieme, ci sono altri tre trofei davanti a noi nella stagione e li inseguiremo. Adesso si torna in palestra e si continua a lavorare. Dobbiamo andare a prendere i tre trofei più importanti».
