Wassim Ben Tara: «Non ho lasciato io Perugia»

Ben Tara Wassim (profilo)
Wassim Ben Tara

La campagna di rafforzamento delle squadre di volley continua a pieno ritmo nella superlega maschile, le società sportive ormai hanno completato le trattive e devono solamente ufficializzarle con la Lega Pallavolo. Alcune mosse della Sir Susa Scai Perugia non sono state proprio condivise dalla tifoseria, una di queste è l’addio all’opposto tunisino Wassim Ben Tara che in una recente intervista alla testata polacca Tvp Sport ha smentito le voci secondo cui le motivazioni del suo trasferimento fossero economiche: «Sono felice di aver firmato per il Suntory Sunbirds. Il mercato giapponese è cambiato molto, cinque anni fa forse non sarei stato interessato, di recente il campionato giapponese è cresciuto notevolmente, grazie all’arrivo di ottimi giocatori. Probabilmente sarà ancora migliore nella prossima stagione dato che il limite per gli stranieri è stato aumentato da due a tre. Bartosz Kurek e Antoine Brizard hanno giocato nella lega giapponese, quando vedi dei campioni del genere e il livello a cui giocano, la decisione diventa improvvisamente semplice. Non vai in Giappone per una vacanza, ma per crescere come giocatore di pallavolo. Ricordo anche la partita contro Osaka Bluteon nel campionato del mondo per club, vincemmo 3-2 e 3-0, ma la lotta contro i nostri avversari fu incredibile. In quell’occasione mi resi conto di quanto fosse migliorato il livello del campionato nipponico. Prima della scorsa stagione non ci avevo nemmeno pensato a lasciare Perugia, non era nei miei piani, avevo ancora un contratto per la stagione successiva. Avevo un contratto biennale con Perugia. Non era un 1+1, ma un contratto per le stagioni 2025/2026 e 2026/2027. Alcune voci erano uscite poco prima della partenza per il mondiale per club, si diceva che i block-devils stessero cercando qualcuno per ricoprire il ruolo di attaccante, ma non c’era nulla di certo. Iniziavo a sentire parole e commenti del presidente Gino Sirci che non mi piacevano. Mi sentivo poco rispettato. Nel complesso, ero contento di dove mi trovavo, non cercavo offerte o opportunità per firmare un contratto migliore. Mi allenavo bene, volevo essere un giocatore sempre in crescita. Non sono contento di aver lasciato il club, perché sono molto legato ai ragazzi. Mi piaceva stare con loro e non potrò più farlo. Ma questa è la vita. C’è stato un momento in cui ho avuto la sensazione di non essere desiderato dal club. Dopo il mondiale per club abbiamo avuto una conversazione con il presidente, erano tre anni che non accadeva ed è stato strano. Le sue dichiarazioni secondo cui volevo guadagnare di più sono semplicemente false. Non ho mai parlato di cifre e non mi piace che si facciano certi discorsi pubblicamente. Il mio silenzio su questo argomento dimostra rispetto per chiunque lavori per il club. Ripeto, non ho cercato offerte e non ho negoziato per prolungare il mio contratto, perché mi restava ancora un anno».