
Archiviate le prime verifiche amichevoli a ranghi ridotti, si apre la settima settimana di preparazione atletica per la Sir Susa Scai Perugia. Adesso che sono calate le attenzioni della pallavolo internazionale con l’archiviazione dei campionati europei, si attende il rientro di tutti gli effettivi. L’ultimo significativo banco di prova si è tenuto venerdì al Pala-Terni, dove i campioni del mondo hanno affrontato la Terni Volley Academy in un allenamento congiunto dal sapore di derby. La marcia verso i prossimi impegni ufficiali della superlega, con il debutto fissato per il 18 ottobre in trasferta sul campo di Cuneo, riceve una spinta d’entusiasmo straordinaria dai Campionati Europei appena conclusi. La stella biancorossa Kamil Semeniuk si è laureata campione d’Europa con la Polonia, sconfiggendo in finale la Francia per tre a uno. Lo schiacciatore di Perugia, subentrato a gara in corso, ha cambiato l’inerzia del match, confermandosi un jolly fondamentale: «Mi sento molto bene. Abbiamo vinto questo torneo in Italia e conquistato il pass per le Olimpiadi di Los Angeles 2028, siamo due volte felici. Ora staremo più tranquilli con il biglietto olimpico in tasca, ma l’anno prossimo avremo i Mondiali in casa e vogliamo dimostrare a tutti di essere i più forti non solo in Europa, ma nel mondo intero». Con un Semeniuk in uno stato di forma stellare e un collettivo che cresce giorno dopo giorno nei test sul territorio, i block-devils si candidano a recitare un ruolo di primo piano in campo nazionale ed internazionale. «È stato un lavoro di squadra; la finale contro la Francia è stata una partita davvero dura. Tutti hanno dato il loro contributo e anch’io ho avuto l’opportunità di giocare; sono quindi davvero felice di aver potuto fare la mia parte per conquistare questo titolo». Il quattro volte vincitore della champions league nella finale è entrato nel sestetto durante il terzo set al posto di Wilfredo Leon, in un momento importante della partita e rimanendo in campo fino alla fine. «È chiaro che più una partita è importante, maggiore è anche un po’ lo stress. Io sono sempre sotto pressione e credo sia normale. Voglio presentarmi nel miglior modo possibile, avendo questi proverbiali cinque minuti in campo, ma quando entro sul terreno di gioco quella tensione lentamente passa. Mi concentro maggiormente sui miei compiti, cioè su ciò che devo fare in campo come schiacciatore-ricevitore, e cerco di eseguire al meglio tutti questi elementi».
