Pallavolo giovanile: un diritto per tutti?

Pianeta Volley
By Pianeta Volley marzo 24, 2014 07:30
Cicogna Arianna

Arianna Cicogna

Arianna, nostra figlia maggiore, ha 16 anni. Ha cominciato a giocare a pallavolo quando ne aveva solo 6. È cresciuta praticando questo sport e ne è sempre stata innamorata. In tutti questi anni ha ottenuto tante soddisfazioni, ma purtroppo non meno delusioni; ogni volta però, senza esitazioni e con caparbietà, non ha perso di vista l’obiettivo e con la grinta che la caratterizza non si è lasciata abbattere. Tuttavia, quanto successo in questa stagione sportiva non le ha lasciato scelta: lo sport per il quale ha dato tutta se stessa, senza mai risparmiarsi e rinunciando a tutto, non lo potrà più praticare. Tutto ciò è scaturito dal fatto che Arianna alla fine della scorsa stagione ha manifestato, prima a noi genitori e poi alla società di appartenenza, la volontà di voler cambiare squadra, ancor prima di aver ricevuto qualsiasi proposta alternativa. Tale desiderio non è stato originato dal nulla e nostra figlia lo ha maturato con fatica e non senza ripensamenti, in parecchio tempo. Indipendentemente dalle motivazioni, indipendentemente dalle responsabilità, il fatto è che lei non si sentiva più a suo agio in quella società e le sarebbe piaciuto poter fare un’esperienza alternativa. Dopo avere affrontato più volte tale questione in famiglia e compreso il suo disagio noi, in qualità di genitori, abbiamo preso iniziativa e siamo andati a parlare con la società per capire come poter trovare una soluzione di comune accordo. Nostra figlia non ha mai negato quanto fatto dalla società per la sua crescita tecnica e anche noi ne siamo tutt’oggi consapevoli. Allo stesso modo siamo consci di quanto lei abbia dato loro: la sua totale ed incondizionata disponibilità, sempre e comunque. Con questa consapevolezza, se un prestito non fosse stato possibile, non ci saremmo mai tirati indietro di fronte all’eventuale richiesta di un equo indennizzo al fine dell’ottenimento del suo nulla osta. Purtroppo, però, da parte della società abbiamo trovato un muro: o un prestito oneroso, ma solo fuori regione, o un compenso di ben 15’000 euro per lo svincolo definitivo! Premesso che all’epoca dei fatti, agosto scorso, Arianna aveva 15 anni, una ragazzina quindi e, premesso che per farla giocare a pallavolo abbiamo sempre pagato la quota annuale richiesta dalla società, una pretesa di questa entità la riteniamo un insulto alla decenza e degna di denuncia. Ci siamo pertanto trovati costretti a cercare una motivazione, comunque fondata, per adire la giustizia sportiva. Dopo una prima sentenza del Cta che in maniera dettagliata riconosceva le nostre ragioni attribuendo un valore presumibilmente equo di 4’000 euro per il cartellino di Arianna, a fronte del ricorso della società sportiva, sia il Caf prima, che la Corte Federale dopo, hanno invece, in maniera concisa e ambigua, ribaltato la sentenza, annullando di fatto lo svincolo. Nostra figlia se vorrà continuare a giocare a pallavolo potrà farlo unicamente con la società che a quattordici anni l’ha cartellinata e vincolata per 10 anni! Pur essendo venuti meno la fiducia e il rispetto che dovrebbero essere alla base del rapporto tra atleta e società, le è stata negata la possibilità di andare a giocare altrove. Le è stato detto “non badare alla società e pensa a giocare a pallavolo”… ma per lei la pallavolo è uno sport, un divertimento, non un lavoro, ed è suo diritto potersi recare in palestra con entusiasmo e serenità, senza nulla togliere alla serietà e all’impegno. È stato forse firmato un contratto? Stiamo forse parlando di una professionista? Niente di tutto questo, ovviamente! Ciononostante noi come famiglia eravamo disposti a riconoscere un cospicuo indennizzo alla società pur di risolvere in bonis la questione: “o 15’000 euro o non se ne fa niente”, questa è stata la disponibilità offertaci. La cosa grave è che stiamo parlando di una minorenne in età adolescenziale che, nonostante la maturità dimostrata nell’affrontare la delusione, non riesce a farsene una ragione. Ci siamo rivolti alle istituzioni locali, alla federazione sportiva, sperando, ingenuamente, di trovare sostegno per riportare la questione nel buon senso comune. Che illusi! Come possiamo sperare che in questo paese cambino le cose… già in questo ambito, di fronte al subentrare di interessi economici e della salvaguardia delle poltrone, tutte le chiacchiere e le false aspettative si vanno a far benedire. Stiamo parlando di sport, di quello sport a cui noi genitori ingenuamente, lo ribadiamo, abbiamo indirizzato i nostri figli, sin dalla tenera età, al solo scopo di farli crescere in salute e in un ambiente di sani principi… a sedici anni, invece, Arianna si ritrova a dover fare i conti con i meccanismi contorti che stanno distruggendo la nostra società, a tutti i livelli. Nei Paesi Europei all’avanguardia i minori, almeno nello sport, godono di particolare tutela, perché questo non avviene anche in Italia? Perché si consente alle società sportive, che di sportivo hanno ben poco, di speculare sulle capacità di un’atleta che, anche se talentuosa, è pur sempre una minorenne? Unico risultato conseguito dalla società in questione è quello di aver perso definitivamente e per l’ennesima volta un’atleta: ha il suo cartellino, ma non avrà mai più la giocatrice! Ma a loro non importa… ciò che conta sono gli obiettivi, il vincere a tutti i costi, anche al prezzo di perdere tutte le ragazze che non condividono il loro modo di operare. Nostra figlia non è stata la prima e non sarà neanche l’ultima, purtroppo. Questa denuncia non vuole essere fine a se stessa e tantomeno un modo di esprimere rancore nei confronti della società o della federazione. Non ci interessa. Nostra figlia, se nulla cambierà, non giocherà più a pallavolo, ma per evitare che quanto a lei successo possa accadere ad altre ragazze e ragazzi è dovere di tutti coloro che credono nei valori dello sport gridare a gran voce il comune disappunto: la regolamentazione del tesseramento vincolante deve essere modificata, almeno per gli atleti minorenni. Se non altro sarebbe opportuno, a loro tutela, introdurre un tetto alle richieste economiche oltre il quale le società non potranno vantare pretese. Lo sport, così come la scuola, è un diritto dei nostri figli e almeno noi faremo di tutto per impedire in futuro che società spregiudicate, cosiddette ‘sportive’, possano impedire ai ragazzi il piacere di fare lo sport amato.
Franco Cicogna ed Elisabetta Costi

 

P.S. – Per chi vorrà commentare quanto da noi scritto, cortesemente, vi invitiamo a non far diventare questo articolo uno strumento di ripicche personali e un’opportunità per scrivere insulti o parolacce verso altri, come spesso accade nei social network. Proviamo tutti in maniera decisa ma educata a riuscire ad avere un confronto civile. Questo sarebbe già un gran risultato visto la conflittualità che caratterizza la società odierna.

Commenti

comments

Pianeta Volley
By Pianeta Volley marzo 24, 2014 07:30
  • Pingback: Giovani atleti in ostaggio del cartellini - Blogmamma.it()

  • Franco Cicogna

    Partiamo da una visione troppo diversa dello sport per continuare questo pseudo confronto.

    Noi non dobbiamo convincere nessuno e continuiamo ad essere fermamente convinti che le regole del tesseramento vadano adeguate e migliorate a tutela dei minorenni e non solo dei sodalizi.

    Siamo orgogliosi di essere dei Gonzi, rispettosi, che credono nelle favole … magari a lieto fine!

  • mara melis

    io avrei proceduto in un altra maniera, avrei fatto fare alla ragazzi ad un campionato non federale (ad esempio Uisp), e l’avrei comunque fatta allenare nella società che lei preferisce avvisando ovviamente la nuova società che per quest’anno non potra’ partecipare al campionato…. a quel punto l’anno successivo il cartellino decade e la società non puo’ più pretendere niente, salvo che non la ritesseri a vostra insaputa!

  • Alessandro Lombardi

    No, cari signori, il tesseramento È un contratto, altrimenti sarebbe bastata una stretta di mano o una telefonata. Il contratto ha clausole sulle quali evidentemente voi non vi siete informati. Questo non fa di voi dei criminali, certo, ma avete accettato, FIRMANDO, cose che non conoscevate. Succede.
    La questione della cessione ve la spiego con un esempio. Squadra che cede serie D e rimane con la terza divisione di libera iscrizione. L’eventuale ricorso viene accolto. Ma, in qs caso la squadra ha ceduto la D per avere una C. Non c’è quindi decrescita tecnica. Ragion per cui trovo molto adeguata la riforma della prima sentenza, anzi mi stupisco di come possa essere stata accettata a suo tempo la richiesta di svincolo.
    Sulla cifra. Mi presento, sono un allenatore della Lombardia e mastico pallavolo da appena una ventina d’anni. Posso anche sbagliarmi su vostra figlia dato che non la conosco, ma i prezzi che ho visto girare per giocatrici CIRCA di quell’età e spessore sono quelli. E sono stati pagati. A voler accettare che il contesto umbro possa essere meno competitivo di quello lombardo, posso capire di tagliare fino a 10k euro. Questo non significa che sia facile averli a disposizione, non ho detto questo e non è per nulla raffinato che mi attribuiate cose che non ho detto e che non penso. Però se un giocatore ha talento e prospettiva, ha anche un valore. E personalmente concordo sul fatto che il “prestito fuori regione” mi sembra una modalità curiosa.
    Sul resto avete frainteso, perché fondamentalmente mi riferivo al vostro “bisognerebbe cambiare le regole” solo a causa del vostro caso specifico, senza conoscere io minimamente le parti in causa se non tramite le sentenze. In questo articolo avete omesso di segnalare le oggettive qualità tecniche di vostra figlia, e nemmeno questo è molto raffinato. Perché tutti, ma proprio tutti, sono ben disposti a approvare la sana voglia di giocare di una delle migliaia di sedicenni della penisola che viene ingiustamente bloccata dalla società di appartenenza che magari chiede 5 palloni nuovi. Peccato che non sia questo il caso, dato che la sedicenne in questione POTREBBE avere un futuro serio, indipendentemente dal fatto che VOI riteniate che in Umbria non siete così forti. La favoletta la avete dipinta voi, giusto per avere, ripeto, il supporto dei gonzi, pronti a scatenarsi contro le società brutte e cattive. Ma la realtà differisce dalla fantasia.
    Stento a credere che nessuna società avesse fatto pervenire anche solo piccoli abboccamenti a una giocatrice 15enne che giocava in D, giocherebbe in C e si è accasata in B2. Non è un male essere ambiziosi e nemmeno essere arrivisti, ma le favole raccontatele a chi non fa pallavolo….
    Questo, ovviamente, non significa che il disagio di Arianna non ci sia. Ci sarà sicuramente. Io sono il primo a dire che in palestra è meglio avere atleti motivati che non motivati, indipendentemente dal motivo di attrito. Ma vanno bilanciati i legittimi interessi di tutti.
    E col vostro articolo, assolutamente omissivo nel descrivere compiutamente la realtà dei fatti, potete solo trovare il supporto, ripeto, dei gonzi. Se uno legge il vostro articolo, percepisce la bimba di 1/2 divisione che
    vorrebbe andare a giocare con le amiche all’oratorio sotto casa, vessata
    da una società di orchi cattivi che specula sulle povere famiglie. E
    poi c’è la marmotta che incartava la cioccolata…
    Una discussione seria, invece, prima inquadra BENE il contesto, per poi discutere. Sul prezzo, sulle sentenze, sulle regole… su quel che si vuole.

  • Franco Cicogna

    Ci spiace che definisca “Gonzi” (sciocchi, per intenderci) quasi 2.000 persone che hanno già manifestato il loro consenso, oltre noi stessi.

    Le risponderemo comunque punto a punto.

    Il tesseramento di un figlio non è proprio la firma di un contratto. Non ci sono le clausole e in ogni caso nessuna società le spiega in dettaglio ai genitori. Dove c’è scritto, nel “contratto”, che una ragazza di 15 anni può andare in prestito solo fuori regione per decisione del sodalizio. Noi eravamo consapevoli del vincolo che si sarebbe creato, ma pensiamo, ancora oggi e nonostante tutto, che esista il buon senso nelle persone, senza immaginare che qualcuno potesse arrivare a tanto.

    Non siamo di parte nel giudicare le sentenze. Ci scusi, ma se l’articolo 35.2 del RAT dice che l’atleta può essere svincolata in caso di cessione del titolo (la serie D nel nostro caso) e questo è avvenuto, secondo lei c’è l’ammissibilità del ricorso? In ogni caso le abbiamo definite ambigue e non ingiuste, perché si parla della cessione del titolo di B1 che in realtà non è stato ceduto, ma “rinunciato” con tanto di sanzione (trova tutto nel sito
    della Fipav). Possiamo avere il dubbio lecito dell’ambiguità visto che si è parlato della B1 e non della D?

    Se partecipare ad una rappresentativa rende un giocatore di interesse nazionale è evidente che non conosce le dimensioni della nostra regione sia in termini di abitanti che in termini di tesserati. Contrariamente a quello che lei scrive nostra figlia è una normale sedicenne, talentuosa probabilmente. Ma bisogna avere la consapevolezza del proprio perimetro e delle proprie possibilità, senza creare false aspettative ai figli. Purtroppo molti genitori ragionano diversamente, ma si deve essere liberi di poter pensare che lo sport è prima di tutto un divertimento, oltre che una passione.

    La troviamo superficiale, che non è un’offesa, nel definire il caso di Arianna come se volesse cambiare società allo “schioccare delle dita”. E’ chiaro che non conosce il contesto, anche perché parla di un sodalizio che se l’è coccolata e riverita. Se così fosse, probabilmente, non avrebbe manifestato un disagio tale (nel corso del tempo) da maturare la volontà di cambiare società (e questo abbiamo cercato di spiegarlo nel nostro articolo).

    Noi non dipingiamo di nero la società, non cerchiamo rivincite, ed è lei stesso a definire troppi 15.000 euro. Se nostra figlia è diventata quello che è, una buona giocatrice di pallavolo, il merito è sia della società che dell’atleta. Anche questo è ben evidenziato nell’articolo..

    Noi crediamo che 15.000 ma anche 10.000 euro siano tantissimi, almeno per chi come noi realmente non spinge i figli allo sport perché diventino dei campioni, ma perché possano imparare a vivere in un contesto di amicizie, di regole e di rispetto, che devono essere bilaterali.

    Se per lei 15/10.000 euro sono pochi, per gran parte delle famiglie sono una follia, forse un anno di stipendio. Faccia una riflessione su questo e ci dica con quale facilità un genitore possa aprire il portafoglio e tirare fuori queste somme. Lo stesso potremmo dire per 4.000 euro!

    Troviamo la sua ultima frase finale una provocazione, ma le rispondiamo comunque. Ci perdoni: come fa a definire la storia di Arianna una “favoletta dello sport per i giovani”. Difronte ad un disagio psico/fisico di un’adolescente bisogna essere più prudenti nelle affermazioni, se non altro per rispetto di chi comunque in tutto questo sta soffrendo in prima persona.

  • Franco Cicogna

    Grazie a tutti coloro che ci hanno dimostrato solidarietà.

    Vorremmo rispondere ad Alessandro di Lorenzo: siamo proprio d’accordo con te! Sicuramente qualcosa in più avremmo ottenuto se avessimo avuto il sostegno di tutti i genitori (anche solamente di alcuni) delle atlete della società in questione. Purtroppo, invece, non si sono minimamente esposti … come se la cosa non li riguardasse. Probabilmente oggi non si sentono parte in causa, ma a nostro avviso si dovrebbe essere più lungimiranti! A parole siamo tutti bravissimi, almeno apparentemente, ma nei fatti poi ci perdiamo. Pazienza!

    Noi speriamo comunque che anche questi genitori e i loro figli possano trarre beneficio da quanto stiamo cercando di fare sensibilizzando tutti sull’assurdità di una regolamentazione arcaica che va assolutamente adeguata alle normative degli altri paesi europei e di tutti gli altri sport … a salvaguardia di uno sport bellissimo quale è la pallavolo.

  • Matteo Lucio Lonis

    Sinceramente dopo aver letto attentamente non riesco a nascondere un pò di fastidio…..fare sport a livello giovanile non è un mestiere professionalizzante, ma pura passione e volontariato che pur essendo partecipato per retta mensile non è mai a scopo di lucro. Pur rispettando (a fatica) la vostra posizione vi chiedo…..avete esaminato i motivi fondamentali della volontà per una nuova esperienza?? Esistono delle atlete che per amor delle amicizie pur essendo nel giro delle nazionali giovanili, rinunciano a tutto e vanno a giocare campionati amatoriali……(e non mi sembra questo il caso), ma esistono degli allenatori o dirigenti con pochi scrupoli che l’investimento lo fanno su atlete/ti formate da persone che oltre alla loro famiglia dedicano il loro tempo anche all’altra di “famiglia”domiciliata in palestra. Le aspettative sono alte, così come il futuro dell’atleta, se lei mette i 4000 mila e la nuova società i restanti, credo 6000 siano sufficienti, sarebbe un bell’accordo per tutti, senza però criminalizzare chi ha difeso un suo “figlio” (pallavolisticamente parlando s’intende). Un saluto e buon volley a tutti

  • francis289

    avete tutta la mia solidarietà… anche se non ci si fa molto… capisco perfettamente la situazione, e mi dispiace veramente tanto che ci si trovi arianna a soli 16 anni.

  • Alessandro Lombardi

    È stato firmato un contratto, vi domandate? Sì, il tesseramento lo avete firmato anche voi genitori. Se non vi siete informati prima sul contratto che avete firmato la responsabilità è vostra.
    Siete troppo di parte quando dite che la CTA ha dettagliatamente accolto il vostro ricorso, mentre le commissioni che l’hanno cassato, chissà perché, sono ambigue.
    Ho letto le sentenze e a mio parere la decisione assunta è corretta, a causa della partecipazione alla selezione regionale, il che non ne fa una giocatrice e basta, ma un possibile prospetto di interessenazionale, possibile obiettivo di società reclutatrici e procuratori.
    Quindi è assolutamente ovvio che non si tratti di una normale sedicenne eche non possa andare dove le pare allo schioccar delle dita, alla faccia magari di una società che se l’è coccolata e riverita.

    Sì, perché mentre voi dipingete di nero la società che, piaccia o no, ha permesso a vostra figlia di diventare quel che è, ci sono anche in giro tante giocatrici arriviste e società buoniste dove il rapporto che descrivete si può comodamente ribaltare. Ecco perché suona irragionevoledire che bisogna cambiare le regole, solo perché “danneggiano” vostra figlia.

    Ciò detto, invece di cambiare le regole, basta rispettare quelle che ci sono. Che vostra figlia torni a giocare, e che si trovi
    per l’anno prossimo una B1. Avrà lo svincolo per crescita tecnica, sempre che non faccia parte di una selezione regionale o nazionale.
    Diversamente dovrete rispettare il vincolo che obbliga i firmatari “alla pratica della pallavolo nell’interesse ESCLUSIVO della società vincolante”. Sul prezzo, forse (FORSE) 15mila sono troppi ma 4mila sono pochissimi. Medierei sui 10mila circa.

    Basta che non raccontiamo la favoletta dello sport per i giovani, che non è proprio questo il caso. Vi serve solo a raccogliere il consenso dei gonzi.

  • Pingback: Volley mercato: il peso del vincolo firmato a 14 anni | Basket e Volley in rete()

  • Alessia Amadei

    Completamente dalla vostra parte.. Sono una giocatrice da 12, quasi 13, anni e mi sono trovata anch’io in questa situazione! La cosa che continua a stupirmi è come le società non capiscano che se una ragazza di 16 anni vuole cambiare un buon motivo ci sarà e che la società stessa non ci guadagna nulla a trattenerla contro la sua volontà.. Anzi ci rimette la società perché comunque fa brutta figura.. Ci rimette la ragazza che vuol solo continuare a fare ciò che ama e ci rimette la pallavolo perché perde una giocatrice! L’unica cosa che mi sento di dire ad Arianna è di continuare a giocare fosse anche bella squadra della scuola o in una squadra amatoriale perché se la passione è grande (da come ho capito) non riuscirai a stare lontana da quel pallone e poi di non mollare e di continuare a lottare per il tuo cartellino perché (spero) chi la dura la vince!!

  • Dario Pezzutti

    Avete il mio più totale appoggio… io come un altro mio compagno abbiamo subito lo stesso comportamento quando eravamo appena maggiorenni… avete tutto il mio sostegno! non mollate!

  • La verità

    Sono cose che succedono quotidianamente in campo sportivo. Ma prima di demonizzare le società, bisogna fare chiarezza su come stanno realmente le cose, in generale. Non voglio entrare in questo caso specifico, dato che non lo conosco, ma la gestione dei cartellini va visto sotto i due aspetti, quello del giocatore e quello societario. Le società fanno degli sforzi incredibili per mettere in piedi ogni tipo di campionato, con costi molto più alti delle quote che pagano i genitori. Senza contare il tempo ed i soldi che i dirigenti mettono di tasca propria solo per amore dello sport. Ora, sebbene legittimo per un atleta scegliere la squadra dove andare a giocare, ê anche legittimo per una società chiedere un prezzo per lo svincolo, rapportato alla qualità del giocatore, del campionato svolto, dei risultati ottenuti per mezzo degli allenatori scelti dalla società. E qui spesso molte società eccedono nelle loro richieste, magari perchè hanno problemi economici e con la vendita di un cartellino sistemano molte vecchie pendenze. Spesso una società che vede una atleta brava in un’altra squadra, non passa per le vie istituzionali, cioè contattare l’altro sodalizio diretttamente, ma contatta la giocatrice, promettendogli magari dei soldini, che prima non prendeva e dicendogli che però deve vedersela da sola per il cartellino. E qui entrano in ballo i genitori che pretendono lo svincolo gratuito della giocatrice, ritenendo o sperando che nulla abbiano a pagare. Ma anche questo non è corretto, perchè se una atleta viene cercata perchè è brava, un prezzo lo deve pure avere, a garanzia degli sforzi economici e societari sostenuti, altrimenti nessuno ci perderebbe più tempo. Credo che la giustizia stia nel mezzo, tra le voglie che passano per la testa ad ogni atleta ogni stagione, che non può abbandonare una squadra o una società quando e come vuole per rispetto degli impegni presi, e le società che spesso esagerano nel richiedere somme assurde per i propri atelti. Ma la federazione ha previsto delle regole precise anche sulla valutazione dei cartellini, dipendenti dalla storia sportiva di ciascun atleta. Basta muoversi nel modo giusto e nelle sedi giuste. E se si ritiene di essere vittima di una qualche ingiustizia, come nel vostro caso, è giusto far conoscere all’opinione pubblica il vostro caso. Qualcosa si muoverà. Buona fortuna!

  • SaporiMediterranei Di Enrico C

    Leggere questa tristissima storia mi ricorda molto quanto successo anche a me ad inizio anno. L’attore stavolta è un bambino di 10 anni “iscritto a scuola calcio per una società” che dopo le vacanze di Natale manifesta l’intenzione di andare ad allenarsi e giocare in un’altra squadra. Tutto ciò non è possibile la società di appartenenza non vuole lasciarlo andare poiché è stato firmato un cartellino la FIGC conferma che quel che conta non è la volontà di un bambino ma un’assurda burocrazia che impone a chi tesserato in una squadra di non poter in alcun modo cambiare squadra durante l’anno. Quindi o si allenava e giocava là dove non voleva più andare o non poteva più giocare. Nonostante anche in questo caso non si è tenuto assolutamente in considerazione quella che era la volontà di un bambino rischiando di fargli passare anche la voglia di fare sport la vicenda per noi si è risolta positivamente perché anche se per sei mesi è stato fermo da settembre a ripreso ad allenarsi e giocare con la sua nuova squadra in quanto il cartellino aveva un vincolo annuale. Assurdo raccontare e leggere queste storie, mi dispiace tanto..spero che un giorno qualcosa cambi!!!!

  • Alessandro Di Lorenzo

    Con molto dispiacere sono a dirvi che il vostro caso non è isolato e io stesso ho smesso per ragioni identiche.
    Io ora sono un responsabile tecnico e tutte le mie atlete se hanno talento le mando a fare esperienza io per primo e a costo “0”, è ovvio che il cartellino lo detiene la società di origine ma se un’ atleta non ha stimolo a rimanere è inutile perderla, anzi la società che dice di saper costruire atlete dovrebbe accorgesene per tempo e essere lei stessa a mandare a fare esperienza prima che l’ atleta si demotivi, con l’ augurio di un rientro con maggiore esperienza portando cosi un contributo importante alla società.
    Purtroppo vincere è troppo importante, crescere ed educare i vostri figli a volte viene dopo la vittoria.

    Le società sono le atlete e senza di loro non si fa nulla(con relativi genitori )

    Un consiglio, se avete la possibilità coinvolgete tutte le atlete della società e che rinuncino a giocare in quella società se non svincolano le atlete firmando un accordo con tetto massimo per il cartellino e quello che riteniate piu corretto, se vi unite voi genitori potete ottenere, se siete soli non ne venite a capo perche fino al 24esimo anno di età il cartellino è della società e i casi di svincolo sono pochi .

    In bocca al lupo di cuore
    Alessandro

  • Gianfranco Gargaglia

    Sono d’accordo sul diritto dei Giovani di essere tutelati nei loro sacrosanti diritti.In tutto e per tutto.