
La grande impresa storica messa a segno dalla Sir Sicoma Monini Perugia è una realtà. Altri club italiani sono riusciti a conquistare la champions league più volte di fila, ma nella pallavolo moderna è sempre più difficile realizzare il colpo. La società sportiva umbra mette in bacheca così il suo diciannovesimo trofeo, da quando ha cominciato a vincere, ossia il 2017, una media di oltre due titoli a stagione. Ma la cosa più curiosa, è che in tutte queste affermazioni era presente il libero Massimo Colaci che a 41 anni chiude una carriera incredibile. Certe storie sembrano scritte da un regista romantico, uno di quelli che ama i finali perfetti. E allora sì, forse il destino aveva davvero preparato tutto nei minimi dettagli, con il corpo segnato da migliaia di tuffi e una carriera costruita sulla fatica silenziosa più che sui riflettori, il libero pugliese ha chiuso la sua avventura nella maniera più bella possibile: alzando al cielo la terza champions league della sua vita. L’ultima partita della carriera è diventata una celebrazione, un tributo vivente ad uno dei giocatori più amati e rispettati della pallavolo italiana. Sul taraflex piemontese, davanti ad una platea ribollente di emozioni, il veterano ha mostrato cosa significa avere ancora fame. E nel momento dell’apoteosi, mentre tutti correvano impazziti verso il centro del campo, tutti gli occhi erano per lui. Colaci non è mai stato uomo da copertine. Nessuna schiacciata devastante, nessun ace da cento chilometri orari. La sua arte è sempre stata invisibile ai distratti: ricezioni perfette, difese impossibili, equilibrio emotivo nei momenti più pesanti. È stato il guardiano silenzioso delle squadre vincenti, l’uomo capace di trasformare il caos in ordine. E anche nella sua ultima notte ha dato una lezione di pallavolo e di carattere, tanto da meritare il titolo di miglior giocatore della finale continentale. Terminata la partita, il tempo si è fermato per un istante. I compagni lo hanno sollevato in aria, il pubblico gli ha tributato una standing ovation interminabile, mentre dagli spalti piovevano applausi e lacrime. Perugia ha festeggiato il trionfo europeo, ma la sensazione era che tutta la pallavolo italiana stesse salutando un pezzo della propria storia. Tre champions league vinte, una carriera lunghissima ai massimi livelli, decine di trofei e il rispetto unanime di avversari e tifosi. Ma il vero patrimonio lasciato da Colaci va oltre le bacheche: è l’esempio di chi ha costruito il successo con umiltà, sacrificio e dedizione assoluta. E forse non poteva esserci epilogo migliore. Perché le leggende, quelle vere, non se ne vanno mai in silenzio. Escono di scena da campioni. Con una coppa tra le mani e il mondo della pallavolo in piedi ad applaudire.
